Affitti brevi, la stretta UE scatta dove le case costano 8 volte il reddito

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Gli affitti brevi potranno essere limitati nelle aree in cui il prezzo medio delle abitazioni raggiunge almeno otto volte il reddito disponibile medio e questo rapporto è cresciuto negli ultimi dieci anni. È il criterio centrale previsto per individuare le zone sotto stress abitativo nell’ambito dell’Affordable Housing Act che la Commissione europea si prepara a presentare il 9 settembre. La novità punta a introdurre una definizione unica valida in tutta l’Unione europea, creando una base comune per stabilire quando la pressione sul mercato della casa raggiunge un livello tale da consentire interventi sulle locazioni turistiche. Nelle aree che rientreranno nella classificazione, i Comuni potranno quindi avere maggiore spazio per imporre restrizioni agli affitti brevi gestiti anche attraverso piattaforme online.

Come sarà definito lo stress abitativo nell’Affordable Housing Act

Il parametro indicato nella bozza dell’Affordable Housing Act mette al centro il rapporto tra il prezzo medio di transazione di un’abitazione e il reddito disponibile medio della popolazione della stessa area. Per essere considerata sotto stress abitativo, la zona dovrà raggiungere o superare una soglia pari a 8. In altri termini, il valore medio delle case dovrà essere almeno otto volte superiore al reddito disponibile medio preso come riferimento per quel territorio. Il superamento della soglia, però, non sarà l’unico elemento previsto: il rapporto prezzo-reddito dovrà anche risultare aumentato nel corso degli ultimi dieci anni. La combinazione dei due criteri servirà quindi a identificare le aree nelle quali la pressione sui prezzi immobiliari è accompagnata da un peggioramento registrato nel tempo.

L’introduzione di un unico criterio europeo è uno degli elementi più rilevanti del regolamento perché definisce una cornice condivisa per stabilire quali territori possano essere considerati in difficoltà sul fronte dell’accessibilità abitativa. Il riferimento non riguarda soltanto il livello assoluto dei prezzi, ma collega direttamente il costo delle abitazioni alla capacità economica media della popolazione residente nell’area osservata. A questo si aggiunge la verifica dell’andamento degli ultimi dieci anni, che consente di considerare anche la crescita del rapporto tra valore degli immobili e redditi disponibili. È all’interno di questa classificazione che potranno trovare spazio le misure locali rivolte al mercato delle locazioni brevi e turistiche.

Quali limiti agli affitti brevi potranno introdurre i Comuni

Una volta individuate le aree sotto stress abitativo secondo il criterio europeo, i Comuni che intendono intervenire sugli affitti brevi potranno agire nel quadro delle norme dell’Unione. Le amministrazioni locali potranno stabilire che, in determinate zone classificate come sotto pressione, l’attività di locazione turistica sia vietata. Il meccanismo delineato attribuisce quindi maggiore libertà agli enti locali nell’imporre restrizioni dove il rapporto tra prezzi delle case e redditi abbia raggiunto la soglia prevista e sia contemporaneamente aumentato nel periodo considerato. Il punto centrale non è un divieto generalizzato degli affitti brevi in tutta l’Unione, ma la possibilità di applicare limiti nelle aree che soddisfano i requisiti stabiliti dalla disciplina europea.

Tra le possibilità indicate rientra anche quella di fissare limiti alla cessione di immobili che non siano dedicati alla destinazione residenziale. Si tratta di un ulteriore livello di intervento collegato alla classificazione delle zone sotto stress abitativo e alla maggiore autonomia riconosciuta ai Comuni nelle aree interessate. Le misure previste si inseriscono nel più ampio “Piano Casa” di Bruxelles e nell’Affordable Housing Act, iniziativa orientata a una maggiore accessibilità dell’abitare per i cittadini dell’Unione. La disciplina sugli affitti brevi assume così un ruolo specifico all’interno del nuovo quadro: le restrizioni potranno essere collegate a indicatori comuni e applicate nei territori in cui la pressione immobiliare supera i parametri definiti a livello europeo.

Il nuovo quadro europeo e il ruolo delle locazioni turistiche

La Commissione europea presenterà l’Affordable Housing Act il 9 settembre, secondo quanto riportato nel testo della bozza visionata dall’ANSA. Il regolamento contiene il criterio destinato a distinguere le aree sotto stress abitativo e a creare le condizioni per eventuali restrizioni sulle locazioni di breve durata. Le piattaforme online utilizzate per gli affitti turistici rientrano direttamente nel perimetro delle attività che potranno essere interessate dalle decisioni locali. La nuova impostazione mette quindi in relazione tre elementi: il prezzo medio delle abitazioni, il reddito disponibile medio della popolazione e l’evoluzione del loro rapporto negli ultimi dieci anni, utilizzandoli come base per stabilire dove possano scattare limiti più incisivi.

Il passaggio decisivo sarà la classificazione delle singole aree secondo la soglia fissata dal rapporto prezzo-reddito. Dove il valore sarà pari o superiore a 8 e avrà registrato un aumento nell’arco di dieci anni, le amministrazioni potranno disporre degli strumenti previsti per contenere l’attività legata agli affitti brevi. La misura fornirà quindi un riferimento europeo uniforme a decisioni che potranno essere adottate a livello locale, compreso il divieto della locazione turistica in alcune zone. Il nuovo impianto dell’Affordable Housing Act collega così le eventuali limitazioni a parametri misurabili e alla situazione specifica del mercato abitativo nell’area interessata, invece di applicare indistintamente le stesse restrizioni a tutti i territori.

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