La Chiesa ferita dagli abusi, tra condanne e ricerca di fiducia
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Redazione Interno
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«L’abuso commesso da uno di noi preti è una ferita inguaribile». Con questa affermazione netta, l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha affrontato il tema degli scandali che continuano a scuotere la Chiesa, durante l’omelia della Messa Crismale celebrata in Duomo. Davanti a 800 sacerdoti riuniti per la consacrazione degli Olii santi, Delpini non ha evitato di riconoscere il peso dei «comportamenti scandalosi» di alcuni, definendoli «smentita e frantumazione di una fiducia» che dovrebbe essere alla base del rapporto tra fedeli e clero.
Le sue parole, pur senza citare esplicitamente i casi recenti, risuonano come un mea culpa collettivo. Tra questi, emerge la vicenda di un sacerdote ambrosiano al centro di un’inchiesta canonica per abusi su minori, oltre che indagato dalla procura di Monza. Sebbene l’arcivescovo non abbia entrato nel merito delle responsabilità della Curia, ha sottolineato come tali episodi gettino ombra sull’intero presbiterio, pur distinguendo chi opera «animato dall’amore per Gesù e per la gente».
A Brescia, intanto, le dichiarazioni del vescovo Pierantonio Tremolada sembrano rispecchiare un sentire analogo. «Quando qualcuno di noi sbaglia, sentiamo un colpo al cuore», ha affermato durante la messa crismale, in un contesto reso ancor più drammatico dall’arresto dell’ex parroco don Ciro Panigara, accusato di violenze su minori. Tremolada ha insistito sulla necessità di «trasparenza» e «condotta retta», ribadendo che «la debolezza non giustifica l’ingiustizia».
Quello che accomuna i due interventi è il tentativo di conciliare la condanna senza appello dei reati con la difesa di un’istituzione che, nonostante tutto, cerca di preservare la propria credibilità. Resta però una domanda inevitabile: come è possibile che, nonostante i protocolli di prevenzione, simili casi continuino a verificarsi? La risposta, forse, sta nella natura stessa del rapporto di fiducia tradito, che rende ogni scandalo non solo un fatto giudiziario, ma una lacerazione profonda.




