Il picco dei combustibili fossili slitta, mentre le rinnovabili avanzano inesorabili
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Redazione Economia
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L'Agenzia Internazionale per l'Energia ha corretto il proprio avviso di navigazione per il futuro energetico globale, ritraendo quella che, solo un anno fa, era sembrata una svolta epocale. Nel rapporto World Energy Outlook 2023, l'organizzazione aveva infatti indicato il 2030 come l'anno del picco massimo per la domanda mondiale di combustibili fossili, un punto di non ritorno oltre il quale il consumo di petrolio, gas e carbone avrebbe dovuto iniziare il suo declino strutturale. Quella soglia temporale, che molti avevano interpretato come un faro nella transizione energetica, appare oggi meno certa, secondo le nuove proiezioni contenute nel World Energy Outlook 2025, il quale suggerisce che il tanto atteso apice potrebbe non essere raggiunto entro quel decennio. Una revisione che, se da un lato delinea un percorso più lento nell'allontanamento dalle fonti inquinanti, dall'altro non scalfisce la traiettoria di crescita, definita "inarrestabile", delle energie pulite.
L'inarrestabile ascesa del sole e del vento
Mentre la domanda di combustibili fossili dimostra una resilienza inattesa, il settore delle rinnovabili sta vivendo una fase di espansione senza precedenti. L'Agenzia, la cui autorità in materia è riconosciuta a livello globale, sottolinea come le energie solare ed eolica siano destinate a crescere, nel prossimo decennio, a un ritmo di gran lunga superiore a quello di qualsiasi altra fonte. Questo sviluppo impetuoso, che sta già lasciando un segno tangibile sul mix energetico mondiale, rende – per usare le parole stesse dell'IEA – l'abbandono progressivo dei combustibili fossili un esito "inevitabile", una trasformazione di fondo che procede nonostante le fluttuazioni congiunturali. Una conferma di questa tendenza arriva da un'analisi del think tank Ember, la quale evidenzia come, nei primi nove mesi del 2025, l'incremento della produzione da solare e eolico sia stato sufficiente a coprire per intero l'aumento della domanda elettrica globale, un traguardo significativo favorito, è vero, da condizioni meteorologiche più miti che hanno attenuato la richiesta di energia per il raffreddamento rispetto all'anno precedente.
Il persistente dominio di gas e petrolio
Tuttavia, il panorama che emerge dal rapporto è per molti versi duale. Se da una parte si profila il dominio delle rinnovabili, dall'altra permane un quadro in cui, in assenza di interventi politici più incisivi di quelli attualmente in vigore, il mondo potrebbe assistere a un vero e proprio boom nella domanda di gas naturale e di petrolio, una crescita che si protrarrebbe addirittura fino alla metà del secolo. Questo scenario, che coesiste con l'avanzata del solare e dell'eolico, è alimentato da una fame di energia complessiva in costante aumento, stimata in una crescita del 60% a partire da un dato storico di riferimento. Il sistema energetico globale, dunque, sembra muoversi su due binari paralleli: uno veloce, tracciato dalle tecnologie verdi, e uno più lento ma ancora molto trafficato, che continua a essere alimentato da idrocarburi.
Uno scenario energetico in piena evoluzione
La pubblicazione del World Energy Outlook, avvenuta in concomitanza con l'apertura dei lavori della COP30, fornisce dunque una fotografia complessa e in divenire. La transizione non appare più come un semplice switch da un sistema a un altro, ma come un processo articolato e non lineare, dove i progressi straordinari in alcuni settori – come l'elettricità da fonti rinnovabili – non sono ancora sufficienti a compensare immediatamente la dipendenza strutturale da petrolio e gas in altri ambiti. Ciò che il documento rende palese è la natura competitiva della corsa energetica: la velocità con cui le nuove infrastrutture verdi verranno dispiegate, e l'efficacia delle politiche che le sosterranno, determineranno quanto rapidamente il picco dei combustibili fossili, sebbene per il momento rimandato, diventerà finalmente una realtà del passato.




