Tancredi: "Nessuna utilità personale, ho agito in buona fede". Ma i pm non ci credono

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Redazione Interno Redazione Interno   -   "Non mi riconosco in nessuno dei capi d’accusa, ho sempre agito in piena buona fede, nell’interesse pubblico e senza mai trarre vantaggi personali". Con queste parole, Giancarlo Tancredi, ex assessore alla rigenerazione urbana di Milano, ha difeso la sua posizione durante l’interrogatorio in tribunale, mentre i magistrati continuano a indagare su presunti favori illeciti legati al progetto del Pirellino, l’edificio firmato dall’archistar Stefano Boeri.

Quello che emerge dalle carte è un sistema in cui le decisioni urbanistiche sembrano muoversi lungo una linea opaca, dove interessi pubblici e privati si intrecciano. La Cassazione, già nel 2023, aveva tracciato una rotta per le indagini, suggerendo ai pm di approfondire i legami tra politica, commissioni tecniche e grandi gruppi immobiliari. Un "suggerimento" che ha portato, un anno e mezzo dopo, agli arresti di imprenditori come Manfredi Catella e dello stesso Tancredi.

Il caso del Pirellino, bocciato due volte dalla commissione Paesaggio prima di ottenere il via libera, è diventato il simbolo di questa inchiesta. I pm sostengono che "non si fa niente per niente", insinuando che dietro l’approvazione del progetto si nascondessero utilità non dichiarate. Il Gip, tuttavia, ha stabilito che alcune condotte contestate non costituiscono reato, ma la procura non demorde e rilancia, puntando a dimostrare che i sì urbanistici fossero frutto di accordi occulti.

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