Tancredi: "Mai utilità personali", ma la procura insiste sul Pirellino
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Redazione Interno
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"Non mi riconosco in nessuno dei capi d’accusa. Ho sempre agito in piena buona fede, nell’interesse pubblico, senza trarre vantaggi personali". Con queste parole, pronunciate durante l’interrogatorio preventivo, l’assessore alla rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi ha respinto ogni accusa, difendendo la propria condotta mentre la procura di Milano continua a indagare sul caso del cosiddetto Pirellino, il controverso progetto edilizio che ha travolto amministratori e imprenditori.
Il Gip, in una prima valutazione, aveva escluso che l’approvazione del piano potesse configurarsi come reato, ma i pm non hanno archiviato il fascicolo, insistendo sulle presunte "utilità" che avrebbero spinto i decisori politici a dare il via libera a un’operazione più volte bocciata in precedenza. "Non si fa niente per niente", è la convinzione degli inquirenti, che vedono nella vicenda l’ennesimo esempio di un sistema opaco, dove gli interessi privati si intrecciano con quelli pubblici.
Al centro dell’inchiesta c’è il grattacielo progettato da Stefano Boeri – architetto vicino al sindaco Beppe Sala – per conto della Coima di Manfredi Catella, il costruttore che in un interrogatorio definì l’affare "la più grande fregatura della mia vita". Un progetto nato con ambizioni coreografiche, ma che si è trasformato in un rompicapo giudiziario, con la procura che ora punta a ricostruire i legami tra la politica e i grandi gruppi immobiliari.
Sala, dal canto suo, ha ribadito di avere "le mani pulite", mentre Tancredi si è presentato come un "capro espiatorio". Ma gli arresti eseguiti dimostrano che gli investigatori non credono alla teoria della buona fede. Quello che emerge dagli atti è il ritratto di una città dove il potere si concentra in poche mani, tra commissioni urbanistiche e colossi del settore, in un meccanismo che – secondo gli inquirenti – avrebbe distorto le regole del gioco.




