Salis e lo stadio Ferraris, tra legge nuova e il nodo della proprietà pubblica
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Redazione Sport
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L’entrata in vigore, lo scorso 8 ottobre, della legge n. 119, che accorpa e ridefinisce la normativa in materia sportiva, introduce un elemento di notevole complessità nel già articolato dibattito sul futuro dello stadio Luigi Ferraris di Genova. La nuova legislazione, che contiene disposizioni urgenti per le opere necessarie all’UEFA EURO 2032, prevede infatti la nomina di un Commissario straordinario, il quale avrà la responsabilità di indirizzare, coordinare e attuare gli interventi sulle infrastrutture sportive di proprietà pubblica. Una figura, questa, il cui insediamento potrebbe intersecarsi con le dichiarazioni della sindaca Silvia Salis, la quale, in campagna elettorale, aveva ribadito la volontà di mantenere il Ferraris sotto il controllo pubblico, un principio che sembra trovare un primo riscontro nell’impianto della recente normativa statale.
Il progetto dei club e l'individuazione della struttura finanziaria
Dal canto loro, Genoa e Sampdoria, attraverso la società Genova Stadium – partecipata pariteticamente dalle due compagini –, proseguono il loro cammino verso la riqualificazione dell’impianto di Marassi, confermando la collaborazione con il Comune e avvalendosi del progetto di modernizzazione firmato dall’architetto Hembert Penaranda. Tuttavia, come sottolineato dall’edizione genovese de La Repubblica, un punto rimane da chiarire nella nota ufficiale diffusa dalla società: l’impegno attivo nell’“individuazione della struttura finanziaria più idonea” per realizzare l’operazione. Questa affermazione, se da un lato evidenzia la determinazione dei club a portare a compimento un’iniziativa fondamentale per la città, dall’altro lascia intendere la possibile ricerca di un partner privato, un’ipotesi che solleva interrogativi sulla compatibilità con il vincolo della proprietà pubblica più volte richiamato dalla prima cittadina.
Il sondaggio e la divisione dell'opinione pubblica genovese
La questione non è soltanto istituzionale o economica, ma tocca da vicino la percezione dei cittadini, come emerge da un sondaggio condotto dall’istituto Tecnè. I dati, che rivelano una netta differenza tra il sentimento della Liguria e quello dei soli genovesi, dipingono nella città un quadro di perfetto equilibrio tra due visioni opposte: da una parte, il 39% degli intervistati preferirebbe che lo stadio restasse pubblico, con una ristrutturazione finanziata da fondi pubblici e senza la previsione di spazi commerciali aggiuntivi; dall’altra, una quota identica, sempre il 39%, si dichiara favorevole a una gestione di tipo privato, che comporterebbe la realizzazione di aree commerciali ma nessun esborso economico da parte del Comune. Una polarizzazione che riflette la delicatezza della scelta che attende l’amministrazione.
Il contesto normativo e il percorso futuro
Alla luce di questo quadro composito, il percorso di riqualificazione dello storico impianto, costruito nel 1911 e rinnovato in occasione dei Mondiali del 1990, si prospetta dunque articolato. La nuova legge sullo sport, con le sue disposizioni per il grande evento del 2032, impone un coordinamento centrale attraverso la figura del Commissario straordinario, mentre l’amministrazione locale deve conciliare la propria linea programmatica, orientata al mantenimento della proprietà pubblica, con le esigenze e le proposte avanzate dalla società dei due club. La sfida consisterà nel trovare una sintesi operativa che, nel rispetto della normativa, possa coniugare le risorse finanziarie, che Genova Stadium assicura di voler individuare, con la destinazione d’uso dell’impianto, la cui natura pubblica rappresenta un principio cardine sia per una fazione significativa della popolazione sia per le dichiarazioni d’intento dell’attuale giunta.




