Botox e filler, il boom dei trattamenti iniettabili che vale 760mila procedure

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il dato, se si osserva la curva degli ultimi dodici mesi, appare quasi vertiginoso: in Italia, tra filler e tossina botulinica, si sono superate le 760mila procedure nel corso del 2024. Una cifra che, messa a confronto con l’anno precedente, racconta un raddoppio sostanziale del fenomeno, trainato in particolare dall’acido ialuronico. Quest’ultimo, che da solo passa da 190.606 a 430.598 interventi, segna un incremento del 125,9%; la tossina botulinica, invece, cresce del 62,8%, raggiungendo quota 316.385. Numeri che arrivano dalla International Society of Aesthetic Plastic Surgery e che fotografano un’abitudine sempre più radicata: quella di ricorrere a pratiche veloci, minimamente invasive, percepite come accessibili.

Sempre più richiesti, non sempre ben eseguiti

Proprio questa facilità d’accesso – insieme alla rapidità dei trattamenti, spesso presentati come “lunch time procedures” – alimenta però un’ombra. Perché né il filler né il botulino sono gesti banali: si tratta a tutti gli effetti di atti medici, che richiedono una valutazione clinica accurata e mani esperte. Più la domanda cresce, più si alza il livello di attenzione verso chi li pratica. La società scientifica dei dermatologi SIDeMaST, da parte sua, insiste su due pilastri: formazione adeguata e diagnostica non invasiva, considerati strumenti chiave per prevenire le complicanze. E non sono parole teoriche, visto che le complicanze, seppure rare, esistono e possono manifestarsi anche a distanza di tempo.

Non solo ringiovanimento, ma anche rimedi per le cicatrici

Quel che alimenta il boom, va detto, non è soltanto la ricerca estetica del viso più giovane. I trattamenti iniettabili vengono oggi impiegati anche per migliorare esiti cicatriziali, per correggere asimmetrie o per intervenire in aree delicate come il contorno occhi. Una versatilità che ne spiega la diffusione trasversale, tra diverse fasce d’età e generi. Ma proprio questa capillarità moltiplica i rischi: un filler iniettato male può provocare necrosi, un botulino dosato senza criterio può causare ptosi palpebrale. E il dato italiano, per quanto impressionante, non racconta nulla di eventuali malpratiche, perché non esiste un registro nazionale unico delle complicanze post-trattamento.

La sfida della sicurezza in un mercato in espansione

Se nel 2024 si sono superate le 760mila procedure, con la crescita più sostenuta proprio nel segmento dei filler a base di acido ialuronico, è chiaro che ci troviamo di fronte a un mercato in forte espansione. Un mercato dove, accanto a dermatologi e chirurghi plastici, operano però anche figure con formazione meno strutturata. La SIDeMaST lo ribadisce da tempo: ogni trattamento iniettabile dovrebbe essere preceduto da una valutazione diagnostica approfondita, possibilmente con supporto di ecografia o altri mezzi di imaging non invasivi. Solo così, sostengono i dermatologi, si possono ridurre i margini di errore. Ma la norma – per ora – non impone questi passaggi nella pratica quotidiana.

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