Il “topo carino” che fa tremare i social: hantavirus, una turista e la mancata consapevolezza del rischio
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Redazione Salute
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Che fosse soltanto un animaletto innocuo, forse persino tenero, Marina Korb non aveva alcun dubbio: durante un’escursione nei pressi di San Carlos de Bariloche, in quella Patagonia argentina che ogni anno attrae migliaia di visitatori, il suo sguardo è caduto su un piccolo roditore nascosto nell’erba. Lo ha ripreso con il cellulare, lo ha accarezzato, e solo dopo – quando il video, pubblicato su TikTok, ha iniziato a fare il giro della piattaforma – si è resa conto, grazie ai commenti allarmati dei follower, di aver avuto tra le mani un animale tutt’altro che domestico. Si tratta del cosiddetto “topo dalla coda lunga”, nome scientifico Oligoryzomys longicaudatus, un roditore selvatico di colore marrone chiaro che in Cile e nell’Argentina meridionale rappresenta da anni una delle principali preoccupazioni per le autorità sanitarie.
La vicenda, consegnata alla cronaca digitale da un video virale, ha acceso un dibattito feroce sulla scarsa consapevolezza – alimentata spesso dai social network stessi – dei rischi connessi al contatto con la fauna selvatica. Il colilargo, come viene chiamato in spagnolo (letteralmente “dalla coda lunga”), pesa meno di trenta grammi, ha orecchie piccole, occhi grandi e una coda che può raggiungere una lunghezza doppia rispetto al resto del. Non è un animale aggressivo, eppure è considerato il principale serbatoio e diffusore dell’hantavirus Andes, una forma particolarmente temuta di hantavirus diffusa in alcune aree del Sud America. A differenza di altre varianti, questa può trasmettersi anche da uomo a uomo, un dettaglio che ne accresce la pericolosità in termini di salute pubblica.
La reazione della ragazza e il meccanismo della giustificazione in rete
Marina Korb, la protagonista del filmato, si è difesa con una frase che molti hanno letto come l’emblema di un’ingenuità imperdonabile: «Ho solo visto un animaletto», ha scritto a chi la metteva in guardia. Non sapeva – ha aggiunto – che quel piccolo roditore fosse portatore del virus, e nel suo gesto non c’era alcuna intenzione di sfidare il contagio. Eppure, a scatenare la polemica non è stato soltanto il contatto fisico con l’animale, quanto la diffusione del video senza alcun avvertimento, quasi a normalizzare un comportamento che gli esperti della prevenzione considerano a dir poco azzardato. L’hantavirus, lo ricordano i bollettini epidemiologici argentini, non si manifesta sempre in modo immediato: i sintomi iniziali possono assomigliare a quelli di una forte influenza, ma in alcuni casi la sindrome polmonare da hantavirus evolve rapidamente verso complicanze respiratorie acute.
L’identikit del colilargo e il contesto geografico del rischio
Vive nelle zone rurali e boschive della Patagonia, il colilargo, e proprio quelle aree – la stessa Bariloche ne è un esempio celebre – sono oggi meta prediletta di turisti in cerca di natura incontaminata. L’animale, però, non trasmette il virus attraverso un morso o un graffio: lo espelle principalmente con urina, feci e saliva. Prenderlo in mano, quindi, significa esporsi a un rischio reale se l’animale è infetto e se, magari inavvertitamente, ci si porta le mani alla bocca o agli occhi. Le autorità sanitarie locali hanno ripetutamente diffuso raccomandazioni che invitano a non toccare mai roditori selvatici, vivi o morti, e a evitare in particolare gli esemplari che mostrano comportamenti anomali o che frequentano abitazioni umane.
Il ruolo dei social nell’amplificazione di gesti a rischio sanitario
Quello che emerge dal caso di Marina Korb non è solo l’ennesimo episodio di leggerezza individuale, quanto una tendenza più ampia: i social network, e TikTok in testa, premiano i contenuti insoliti, sorprendenti o “carini”, e in questa economia dell’attenzione finiscono spesso per normalizzare pratiche sconsigliabili. Nel video incriminato, infatti, la ragazza non sembra spaventata né tantomeno consapevole di trovarsi di fronte a un potenziale veicolo di infezione; al contrario, il suo tono è quello di chi ha appena scoperto una piccola meraviglia della natura. E i commenti, dopo la scoperta della pericolosità dell’animale, si sono divisi tra chi la difendeva per ignoranza e chi invece la accusava di mettere a rischio anche altri, diffondendo un esempio pericoloso. Nessuna indagine giudiziaria è stata aperta a suo carico, per ora, ma il caso ha riacceso l’attenzione dei media argentini sulla necessità di campagne di informazione più incisive, soprattutto tra i più giovani, che spesso trascorrono più tempo sulle piattaforme digitali che a leggere i bollettini delle autorità sanitarie.




