Il pomeriggio di forbici e sangue a Olbia: la furia del 26enne, la guardia giurata ferita alla gola e il cucciolo di sette mesi che non ce l’ha fatta
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Redazione Interno
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Il primo colpo è partito all’interno di un centro massaggi di via dei Lidi, dove un uomo di ventisei anni, di origine tunisina e richiedente asilo, ha infierito al collo di una dipendente cinese di trentanove anni con un paio di forbici; la lama, lunga una decina di centimetri, per fortuna non ha reciso organi vitali e la donna, medicata al pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Paolo II, è stata dimessa nel corso della serata. Ma quella che poteva sembrare una tragedia circoscritta – un raptus isolato e subito esaurito – era in realtà soltanto l’incipit di una deriva violentissima consumatasi nel giro di pochissimi minuti e lungo un asse stradale che da via dei Lidi conduce dritto al cuore pulsante di Olbia.
L’aggressore, che secondo le ricostruzioni si spostava in sella a una mountain bike e che non ha offerto, né allora né dopo l’arresto, alcuna giustificazione plausibile per i suoi gesti, ha raggiunto l’area compresa tra via Roma e via Regina Elena. Qui, all’esterno di un bar, c’era un cucciolo di appena sette mesi, un cane di nome Calaceo, sdraiato accanto al suo padrone; il ventiseienne si è avventato sull’animale e lo ha colpito ripetutamente con le forbici, inferendo quattro forbiciate che hanno lacerato irrimediabilmente i tessuti interni. Nonostante il coraggio di una donna presente sul posto – una cliente che, senza esitazione, ha scagliato un vaso contro l’aggressore nel disperato tentativo di fermarlo – e nonostante l’intervento tempestivo dei volontari della Lida e dei veterinari della clinica San Francesco, Calaceo è morto poco dopo il ricovero; il suo, ancora tremante, si era alzato in piedi un istante prima di cedere, quasi a voler illudere i soccorritori che ce l’avrebbe fatta, ma le ferite erano troppo vaste e la lama aveva già compiuto il suo percorso distruttivo.
La furia, però, non si era ancora placata. Raggiunta via Genova, il tunisino ha sorpreso alle spalle una guardia giurata di quarantacinque anni in servizio davanti al supermercato Superpan. Il colpo è partito ancora una volta alla gola, e il vigilante – che inizialmente era parso meno grave – una volta giunto al pronto soccorso ha iniziato a tossire sangue, segno che la ferita era ben più profonda delle prime stime. Ricoverato in codice rosso e successivamente elitrasportato all’ospedale Santissima Annunziata di Sassari, l’uomo è stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza; le sue condizioni, anche nei giorni immediatamente successivi, sono rimaste critiche tanto da imporre una prognosi riservata e una sorveglianza continua.
A quel punto il panico, ormai diffuso in diverse zone della città, aveva già generato decine di telefonate al 112. I carabinieri della Sezione Radiomobile di Olbia, coordinati dal tenente colonnello Nicola Pilia, insieme ai colleghi della stazione di Porto Rotondo sono riusciti a stringere il cerchio intorno al fuggitivo; l’uomo, braccato, ha cercato riparo all’interno del bagno dello stesso supermercato dov’era avvenuta l’aggressione al vigilante, ma i militari lo hanno bloccato e arrestato in flagranza di reato. Portato in caserma, è emerso che il ventiseienne – difeso dall’avvocato Damaso Ragnedda e ora rinchiuso nel carcere di Nuchis a disposizione dell’autorità giudiziaria – risulta già noto alle forze dell’ordine e gravato da numerosi alias anagrafici, mentre la sua posizione amministrativa, con richiesta di permesso di soggiorno ancora in attesa di valutazione, aggiunge un ulteriore tassello burocratico a una vicenda che rimane per ora priva di un movente razionale.
L’identità dell’arrestato, i precedenti e il silenzio sulle ragioni della violenza
L’uomo fermato dai carabinieri si chiama Marwan Hamrouni, nato in Tunisia ventisei anni fa e giunto in Italia come richiedente asilo; le verifiche compiute dagli investigatori hanno accertato che l’indagato possiede un curriculum criminoso fatto di alias e di trascorsi giudiziari che lo avevano già portato all’attenzione delle forze dell’ordine, sebbene nessun provvedimento di allontanamento fosse stato evidentemente eseguito o risultasse efficace. Di fronte ai magistrati della Procura di Tempio Pausania, Hamrouni non ha fornito alcuna spiegazione; ha taciuto sulla sequenza di violenze, sul perché abbia scelto proprio quelle vittime – una donna, un cane, un guardiano armato ma colto di spalle – e sul perché abbia continuato a colpire anche quando ormai il sangue era già stato versato. Le indagini, che proseguono anche attraverso la visione dei filmati dei sistemi di videosorbanza pubblici e privati, cercano ora di ricostruire il percorso esatto dell’aggressore e gli eventuali contatti avuti nelle ore precedenti l’esplosione di violenza.
Le condizioni delle vittime tra il miglioramento della donna cinese e la prognosi riservata per il vigilante
Se la donna di origini cinesi ha potuto far ritorno al proprio domicilio dopo le medicazioni, lo stesso non si può dire per la guardia giurata sassarese, la cui vita è rimasta in bilico per diverse ore a causa della profondità del taglio e della zona colpita; il trasferimento d’urgenza a Sassari e l’operazione chirurgica hanno stabilizzato il quadro clinico, ma i medici mantengono alta l’attenzione sulle possibili complicanze post-operatorie. Quanto al cucciolo Calaceo, la sua morte ha suscitato una rabbia trasversale che ha travalicato i confini cittadini: l’associazione Lida di Olbia ha reso pubblica la drammatica sequenza del soccorso e ha ringraziato pubblicamente la donna che, con il lancio del vaso, ha rischiato la propria incolumità pur di salvare un’esistenza indifesa.
La dinamica degli spostamenti e il ruolo determinante delle segnalazioni dei passanti
I carabinieri, nel ricostruire la cronologia degli eventi, hanno potuto contare non soltanto sulle immagini delle telecamere ma soprattutto sulla mole impressionante di chiamate giunte al centralino del 112; ogni spostamento del ventiseienne veniva segnalato da decine di occhi terrorizzati, e questo flusso continuo di informazioni ha consentito ai militari di predire la direzione di fuga e di chiudere l’aggressore in una morsa dalla quale non poteva più uscire. L’arresto in flagranza per tentato omicidio plurimo – a cui si aggiunge ora anche l’imputazione per l’uccisione dell’animale – rappresenta il punto fermo di una indagine che, in assenza di confessioni o di elementi oggettivi sulla premeditazione, si concentra sull’accertamento della capacità di intendere e di volere al momento dei fatti.




