Olbia, muore dopo il taser: l’inchiesta e le polemiche
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il cuore di Gianpaolo Demartis, 57enne originario di Sassari ma residente a Olbia, non ha retto alla scarica del taser utilizzato dai carabinieri per immobilizzarlo nella notte tra sabato e domenica. Trasportato d’urgenza in ospedale, l’uomo – che aveva aggredito alcuni passanti e poi anche i militari intervenuti – è deceduto durante il tragitto in ambulanza. Sulla vicenda, che ha rapidamente oltrepassato i confini locali assumendo rilevanza nazionale, la Procura di Tempio Pausania ha aperto un’inchiesta, in attesa degli esiti dell’autopsia che dovrà chiarire le dinamiche del decesso e l’eventuale nesso causale con l’uso del dispositivo elettrico.
A riaccendere il dibattito sull’impiego del taser, definito dalla garante regionale dei detenuti Irene Testa "strumento di tortura", è stato anche il ricordo commosso postato sui social da un amico di Demartis, che lo ha descritto come una persona "benvoluta e amico di tutti". Un ritratto in netto contrasto con l’aggressività dimostrata quella notte, ma che ha contribuito a umanizzare una vicenda altrimenti ridotta a mera contrapposizione tra sicurezza e diritti.
Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno nel governo Conte I quando il taser fu introdotto in via sperimentale nel 2018, è intervenuto per difendere l’operato dei carabinieri: «Nessuno se la prenda con loro», ha dichiarato, sottolineando come l’intervento delle forze dell’ordine sia avvenuto in risposta a un’aggressione. La posizione del leader leghista, però, non ha placato le polemiche, alimentate dalle parole della garante Testa e dalle domande ancora senza risposta sulle reali circostanze della morte.




