Hantavirus sulla nave da crociera, l’ipotesi dei funzionari: tutto partito da una discarica a Ushuaia
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Redazione Salute
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Il focolaio di hantavirus che ha trasformato la crociera della Mv Hondius in una tragedia sanitaria – tre i morti accertati e otto i contagiati, secondo l’ultimo bilancio fornito dalle autorità – trova una prima, parziale ricostruzione nelle parole di due funzionari argentini. Sarebbe stata un’escursione di birdwatching, di quelle che i turisti cercano per osservare la fauna locale in contesti spesso marginali, a innescare la catena del contagio. La coppia, il cui ruolo preciso non è stato reso noto, avrebbe visitato una discarica nei dintorni di Ushuaia, nella Terra del Fuoco; proprio lì, probabilmente a contatto con escrementi di roditori infetti, i due avrebbero contratto il virus senza saperlo.
Il meccanismo del contagio e il ruolo della nave come amplificatore
A differenza di altri ceppi circolanti nelle Americhe, quello identificato a bordo della Hondius è un hantavirus che si trasmette da uomo a uomo, una caratteristica che ne spiega la rapida diffusione in un ambiente chiuso come quello di una nave da crociera. Le autorità sanitarie internazionali, inclusa l’Organizzazione mondiale della sanità, hanno finora escluso un rischio di propagazione su larga scala; l’episodio viene trattato come un focolaio localizzato, sebbene la mobilità dei passeggeri – molti dei quali, dopo lo sbarco, hanno proseguito i loro viaggi verso diversi Paesi – imponga una sorveglianza epidemiologica serrata.
La reazione del ministero della Salute italiano: allerta senza italiani a bordo
Non risultano cittadini italiani tra i passeggeri o l’equipaggio della Mv Hondius, ma il ministero della Salute ha comunque diramato un’informativa urgente agli uffici di frontiera, compresi quelli di sanità marittima, aerea e territoriale. Lo stesso documento, trasmesso anche alle Regioni, sottolinea che l’evolversi della situazione sarà monitorato in stretto contatto con le autorità sanitarie internazionali. Nessuna misura restrittiva immediata è stata adottata ai valichi italiani, ma la circolare impone agli operatori sanitari di prestare attenzione a eventuali sintomi (febbre, difficoltà respiratorie, affaticamento) tra i viaggiatori provenienti dalle aree interessate.
I virologi italiani e l’assenza di un rischio oggettivo nel nostro Paese
Interpellato sulla possibilità di una nuova emergenza paragonabile a quella vissuta con il Covid, il virologo Fabrizio Pregliasco – direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva all’Università Statale di Milano e direttore sanitario dell’Irccs Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio – ha chiarito che, ad oggi, in Italia non esiste un rischio oggettivo di diffusione dell’hantavirus. Il contagio, ribadisce, richiede condizioni specifiche (principalmente il contatto diretto con secrezioni di roditori infetti o, per questo ceppo, con persone già malate) e non si trasmette per via aerea come l’influenza. Resta comunque alta l’attenzione degli uffici di frontiera, ai quali è stata chiesta una segnalazione tempestiva di qualsiasi caso sospetto, nell’ambito delle ordinarie attività di sorveglianza epidemiologica.




