Il mullet si allarga: Starling Cycles lancia la Big Bird con ruota anteriore da 32 pollici

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Nel mondo della mountain bike, dove il dibattito sui diametri delle ruote sembrava essersi assestato sul compromesso delle 29 pollici o sulla vivacità delle configurazioni mullet, arriva da Bristol una soluzione che rimette in discussione certezze e abitudini. La Starling Cycles, piccola realtà artigianale britannica che costruisce telai in acciaio con tecniche tradizionali, ha presentato la Big Bird, un modello che adotta per la prima volta in una bici di serie l’accoppiata 32 pollici all’anteriore e 29 al posteriore -1. Non si tratta di un prototipo da salone o di un esercizio di stile destinato a rimanere chiuso in un'officina: il telaio è già ordinabile, seppur in edizione limitata e per un periodo di tempo circoscritto, segno che la volontà di sperimentare si scontra – o forse si sposa – con la necessità di capire se esista un mercato per una soluzione così estrema -1.

L’idea di base, spiegano dalla Starling, è nata prendendo come punto di partenza il rodato telaio Murmur, modello 29er della casa, e adattandolo per ospitare all’anteriore un cerchio da 32 pollici. La sfida principale è stata di natura geometrica: l’asse di una ruota da 32 pollici si trova circa 40 millimetri più in alto rispetto a quello di una 29, il che ha obbligato i progettisti a intervenire sull’altezza del tubo sterzo per mantenere un comportamento ciclistico coerente -1. Parallelamente, si è scelto di ridurre leggermente il reach, portandolo a 470 millimetri per la taglia large contro i 485 del Murmur standard, proprio per compensare quell’aumento dell’anteriore che altrimenti avrebbe stravolto la posizione in sella -1. La scelta di mantenere il 29 al posteriore, invece, risponde a due ordini di motivi: da un lato la praticità costruttiva, che ha permesso di non riprogettare da zero il carro e il sistema sospensivo, dall’altro una chiara preferenza dei tester, che hanno giudicato la reattività del retrotreno un elemento fondamentale per non sacrificare la giocosità della bici -1.

Chi avrà la fortuna – e le risorse – di mettere le mani su questo telaio si troverà ad affrontare, però, un problema non da poco: la disponibilità di componenti. Attualmente, l’ecosistema delle 32 pollici è a dir poco ai primi vagiti. Starling ha risolto la questione rivolgendosi a fornitori coraggiosi come IntendBC, che ha realizzato una versione specifica della forcella Samurai con una corsa di 120 millimetri e con i foderi allungati per accogliere il cerchio gigante, e a Maxxis, che già produce uno pneumatico Aspen in questa misura -1. Ruote e mozzi, invece, sono stati assemblati artigianalmente da RyanBuildsWheels utilizzando cerchi Nextie in carbonio e mozzi Hope, in attesa che il mercato inizi a muoversi con maggiore decisione -1.

Ma al di là della fattibilità tecnica, ciò che rende la vicenda della Big Bird particolarmente interessante è la posizione pubblicamente onesta e per certi versi disincantata assunta da Joe McEwan, l’anima ingegneristica di Starling Cycles. In un’intervista rilasciata a BikeBiz, McEwan non ha nascosto le proprie perplessità: a suo avviso, il 32 pollici non rende la mountain bike più divertente, né più accessibile o economica -1. Al contrario, ha evidenziato come, nel breve termine, chi ha denaro possa ottenere un vantaggio prestazionale – ammesso che esista – mentre, se il nuovo standard venisse imposto dal mercato, si rischierebbe di svalutare quanto di buono è stato fatto con le misure precedenti, finendo per ritrovarsi tutti nella medesima situazione di partenza, ma con portafogli più leggeri e biciclette vecchie improvvisamente obsolete -1.

La posizione della casa britannica, insomma, è quella di chi cavalca l’onda per non farsi travolgere. “Sembra che il cambiamento stia arrivando – ha proseguito McEwan – e in quanto piccola azienda possiamo metterci davanti alla curva. Sono un ingegnere, mi piace costruire cose e testarle” -1. Un pragmatismo che lascia spazio alla passione per la sperimentazione, ma che non cela i dubbi sul futuro dell’intera categoria. Le prime impressioni di guida, affidate al tester McEwan, raccontano di una bici che sorprende per compostezza: il rollio su radici e rocce è effettivamente migliorato rispetto a una 29, e la stabilità giroscopica della ruota più grande tende a mantenere la traiettoria con maggiore autorità -1. In compenso, per piegare la bici in curva serve un impegno maggiore e una guida più anticipata, caratteristiche che non spaventano ma che richiedono un periodo di adattamento non indifferente -1.

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