Morte di David Rossi, la nuova perizia esclude l’ipotesi del suicidio
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Redazione Interno
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La nuova perizia sulla morte di David Rossi esclude elementi psicologici e medico-legali in grado di sostenere l’ipotesi del suicidio dell’ex responsabile della comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena. La relazione di consulenza tecnica psicologico-forense e di medicina legale è stata illustrata davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta bis e ha provocato la reazione di Antonella Tognazzi, moglie del manager: per lei si tratta di un ulteriore accertamento che procede nella direzione dell’omicidio. Il documento prende in esame sia le condizioni psichiche dell’uomo prima della morte sia le lesioni riscontrate sul corpo, mettendo insieme elementi clinici, psicologici e traumatologici.
Nessuna patologia mentale o depressione maggiore
I consulenti Edoardo Genovese e Robbi Manghi hanno lavorato a una relazione di 217 pagine dedicata, fra l’altro, allo stato mentale, emotivo e relazionale del manager nei giorni precedenti al decesso. L’analisi non avrebbe individuato patologie mentali, quadri depressivi maggiori o precedenti disturbi psichiatrici capaci di spiegare una decisione autosoppressiva pianificata. Il quadro descritto è invece quello di una persona in uno stato di marcata allerta, con timore e preoccupazioni riguardanti la propria vita professionale e la reputazione. L’esame ha riguardato anche i biglietti trovati nel cestino dell’ufficio e la mail inviata due giorni prima all’allora direttore generale di Mps Fabrizio Viola, nella quale chiedeva aiuto.
Tognazzi ha collegato queste valutazioni alla personalità del marito, sostenendo che non avrebbe compiuto un gesto eclatante sapendo quale dolore avrebbe provocato alle persone a lui vicine. Lo ha descritto come estremamente equilibrato e, pur preoccupato in quel periodo, centrato e razionale. La posizione della famiglia, che da oltre tredici anni contesta la ricostruzione suicidaria, trova così un nuovo elemento nelle conclusioni dei consulenti incaricati dalla Commissione, che hanno affrontato separatamente il profilo psicologico e quello medico-forense anziché limitarsi alla dinamica della precipitazione.
Le lesioni precedenti alla caduta e la simulazione al Foro Italico
Un secondo elemento riguarda le ferite presenti sul corpo. La consulenza indica plurime lesioni prodotte prima della morte e localizzate in diverse zone, tra cui volto, zigomo, labbro, braccia e addome. Secondo gli specialisti, alcune caratteristiche di questi traumi non sarebbero compatibili con la sola precipitazione dalla finestra o con l’impatto al suolo. È un passaggio centrale perché sposta l’attenzione sugli istanti precedenti alla caduta e si affianca alla ricostruzione sperimentale effettuata a Roma per verificare concretamente differenti possibili dinamiche.
All’Università del Foro Italico è stata infatti riprodotta una finestra con le stesse dimensioni di quella dell’ufficio di Rocca Salimbeni. Per la simulazione è stato impiegato un atleta con corporatura analoga a quella dell’ex dirigente e sono state esaminate diverse configurazioni: la presenza di uno, due o tre aggressori e una vittima cosciente oppure priva di coscienza. Le operazioni hanno coinvolto specialisti della traumatologia forense, Ris e Vigili del Fuoco, con l’obiettivo di verificare quali movimenti e modalità fossero compatibili con le evidenze fisiche raccolte sul corpo.
L’ipotesi dell’aggressione prima della precipitazione
Dalle prime valutazioni della simulazione è emersa una ricostruzione secondo la quale il responsabile della comunicazione sarebbe stato aggredito rapidamente da più persone nel proprio ufficio e avrebbe cercato di difendersi mentre era ancora cosciente. Una volta fuori dalla finestra avrebbe tentato di aggrapparsi al bordo. L’ipotesi tecnica presa in considerazione prevede che fosse trattenuto dagli aggressori, forse durante un’azione intimidatoria, prima che la presa venisse meno provocando la precipitazione. Si tratta della dinamica ricostruita nell’ambito degli accertamenti parlamentari, non dell’accertamento giudiziario definitivo delle responsabilità individuali.
La morte risale al 6 marzo 2013, quando il corpo dell’allora capo della comunicazione dell’istituto senese venne trovato dopo la caduta dalla finestra del suo ufficio al terzo piano. Negli anni il caso è stato archiviato due volte come suicidio, mentre la prima Commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta da Pierantonio Zanettin, nel luglio 2022 aveva escluso l’ipotesi dell’omicidio pur dopo l’individuazione, da parte dei consulenti, di nove lesioni considerate non compatibili con la caduta. Nei mesi precedenti agli ultimi accertamenti parlamentari la Procura di Siena ha riaperto il fascicolo.
Un ulteriore approfondimento riguarda le immagini registrate dalle telecamere nella zona in cui venne trovato il corpo. Il 12 ottobre è prevista la presentazione alla Commissione di una perizia sui filmati che mostrano un uomo entrare nel vicolo di Monte Pio. L’analisi di quelle registrazioni costituisce un filone distinto rispetto agli esami psicologico-forensi, medico-legali e alle prove sperimentali effettuate sulla finestra ricostruita a Roma.
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