Matteo Bocelli e il peso di un cognome, tra note e commenti sulla cecità del padre

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Matteo Bocelli, il cui percorso artistico sta procedendo con crescente successo sull'onda del celebre genitore, ha recentemente rievocato, in una conversazione con un noto quotidiano, gli anni della sua formazione scolastica, dipingendo un quadro per certi versi turbolento e segnato da episodi spiacevoli. Il giovane, che oggi si esibisce su palcoscenici internazionali di altissimo livello, ha ricordato non solo la sua indole vivace, che gli valse una lunga serie di provvedimenti disciplinari, ma anche le offese ricevute, le quali, come ha rivelato, spesso prendevano di mira la disabilità del padre. Quelle battute, definite pesanti e difficili da digerire, rappresentarono una fonte di sofferenza, un contrappunto amaro a un'infanzia che pure si svolgeva in una realtà percepita come distante da quella comune.

Le note disciplinari e una vitalità irrefrenabile

In un anno particolarmente memorabile, come lui stesso ha raccontato, accumulò tredici note di fila, un record che delinea il ritratto di uno studente "birbante" e incline a disturbare le lezioni. La sua esuberanza trovava un bersaglio, a suo dire, in un'insegnante di storia e geografia che, per la sua indole benevola, finiva per subire i suoi scherzi; una condotta che gli attirò, tra le altre cose, il commento ironico di un amico di famiglia, il quale gli disse che resisteva "più sott’acqua che sui libri". La punizione per quel periodo di irrequietezza fu, come ha ricordato, la privazione del computer per un intero mese, una misura che oggi appare quasi di un'altra epoca.

Gli sfottò dolorosi e l'umiltà appresa

Accanto alla figura dello scolaro vivace, però, emerge con forza il ricordo di un ragazzo costretto a fronteggiare le angherie dei coetanei, le quali non risparmiavano neppure la sfera familiare più intima. I compagni, infatti, lo etichettavano come "privilegiato" e "viziato", ma gli strali più taglienti, quelli che hanno lasciato il segno, erano riservati alla cecità del padre, su cui veniva ironizzato in modo perfido. Questi episodi, che coinvolgevano anche i suoi fratelli, contribuirono a forgiare il suo carattere, insegnandogli, come ha sottolineato, un profondo senso di umiltà, una lezione che estese persino alla sorella, trovata in lacrime per motivi analoghi.

La carriera luminosa e le radici di una resilienza

Nonostante le difficoltà incontrate in giovane età, la sua ascesa nel mondo della musica non ha conosciuto soste, portandolo a esibirsi davanti a personalità di massimo rilievo e a intraprendere un tour mondiale. La nonna, al suo primo vagito, lo apostrofò come "un altro tenore", una previsione che si sta rivelando azzeccata. Quel cognome, così pesante da portare, è diventato il motore di una carriera indipendente, costruita anche sulla resilienza acquisita attraverso esperienze personali certamente non facili, che lo hanno reso la persona e l'artista che è oggi.

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