Baldini e il risultato della Lega in Toscana: "Una Caporetto del generale Vannacci"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il risultato della Lega alle elezioni regionali in Toscana, dove il partito è scivolato al terzo posto nella coalizione di centrodestra con un esiguo 4,4%, un crollo verticale se paragonato al 21,78% delle precedenti consultazioni, continua a generare un acceso dibattito interno, svelando crepe e malumori che erano fino a ieri sopiti. A rompere pubblicamente gli indugi, con un’analisi che non lascia spazio a interpretazioni, è stato Massimiliano Baldini, consigliere regionale uscente del Carroccio che, in passato, aveva preso le distanze dalla cosiddetta "vannaccizzazione" al punto da non ricandidarsi, una scelta che oggi appare quasi profetica. La sua definizione del voto, "una Caporetto del generale Vannacci", racchiude in una sola, efficace immagine la portata di una sconfitta che, al di là dei numeri, segna un momento di profonda riflessione per la formazione.
Le critiche di Baldini e il silenzio di Salvini
Baldini, osservando come il partito si appresti ad avere un solo consigliere regionale contro i nove eletti nel 2020, ha attribuito la débâcle a una campagna elettorale che, a suo dire, è stata "basata su volgarità, provocazioni becere e continui richiami nostalgici", elementi che, secondo l’esponente, "niente hanno a che fare con l'identità del partito". Mentre le sue parole risuonano con particolare forza, il silenzio del segretario Matteo Salvini, che non ha ancora commentato ufficialmente l’esito delle urne, sembra carico di significati non detti, lasciando intendere un disagio che fatica a trovare una forma pubblica. D’altra parte, il generale Vannacci, figura centrale di questa contesa, ha dichiarato di non volersi fermare, proseguendo la sua linea nonostante il verdetto negativo degli elettori toscani.
Le reazioni a livello nazionale: Molinari e Fontana
Le reazioni al risultato toscano, tuttavia, non si sono limitate ai confini regionali, trovando eco anche tra i vertici nazionali del partito. Il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, ha espresso a sua volta delle critiche, seppur più circoscritte, affermando che "anche il fatto di lanciare un messaggio politico così ideologico da una parte sola" ha finito per pesare negativamente sul voto. Secondo Molinari, la Lega è storicamente un partito "post ideologico", capace di attrarre consensi "da destra, da sinistra, dal centro", e molti elettori tradizionali non si sarebbero riconosciuti in quel tipo di comunicazione, un errore dal quale, a suo avviso, è necessario ripartire. A queste considerazioni si è unito anche il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, il quale ha sottolineato la necessità di avere, in futuro, "meno slogan", un’allusione piuttosto trasparente a uno stile di campagna elettorale giudicato controproducente.
L'analisi del voto e le prospettive
Quella toscana, che pure rappresenta un contesto territoriale tradizionalmente complesso per la destra, si configura ormai come una battuta d’arresto di notevole entità, con possibili risvolti interni di lunga durata. L’immagine del "cannone Vannacci", come è stato talvolta definito, sembra aver perso parte della sua carica propulsiva, offuscata da un risultato che, calcolando anche l’alto tasso di astensionismo, si ridimensiona ulteriormente. La delusione è particolarmente palpabile considerando che il generale è originario di Viareggio, un dettaglio che aveva alimentato aspettative di performance migliori proprio nella sua terra d’origine, aspettative che il voto ha invece clamorosamente disatteso, consegnando alla Lega un dato che impone un riesame delle sue strategie.




