Matilde Caressa, la figlia di Fabio Caressa e Benedetta Parodi, lascia Milano per studiare scrittura a Torino
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A ventitré anni, Matilde Caressa – primogenita del telecronista Fabio Caressa e della conduttrice Benedetta Parodi – ha deciso di abbandonare la caotica metropoli lombarda per trasferirsi a Torino, dove frequenta un master in scrittura creativa alla prestigiosa Scuola Holden.
La giovane, che fino a poco tempo fa sembrava intenzionata a intraprendere la carriera musicale (tanto da essersi esibita in locali milanesi e da aver pubblicato quattro singoli senza l’appoggio di una casa discografica), ha radicalmente cambiato i propri piani, orientandosi verso una professione che richiede solitudine e disciplina, quella della scrittrice.
Cresciuta in una famiglia di grande esposizione mediatica – la madre è una celebre food writer, il padre una storica voce del calcio in televisione –, Matilde ha cercato la propria indipendenza anche attraverso una scelta geografica precisa, motivata dalla necessità di accedere a un corso che a Milano, città natale della sua famiglia, non avrebbe potuto seguire.
E se inizialmente il ricordo di una gita scolastica sotto la pioggia aveva offuscato il suo giudizio sul capoluogo piemontese, oggi la ragazza ammette senza esitazione di essersi ricreduta, scoprendo una realtà più vivibile e, a suo dire, persino migliore.
Il trasferimento e il difficile rapporto iniziale con Torino
Il trasferimento, come lei stessa ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera, non è stato indolore. "All'inizio non ero felice", ha confessato, spiegando che la decisione di lasciare Milano fu dettata esclusivamente dalla necessità: il master che desiderava frequentare era disponibile soltanto a Torino. Da adolescente, in gita scolastica, la città non le aveva fatto una buona impressione – pioveva, aveva quattordici anni e probabilmente la sua testa era altrove –, ma con il tempo le acque si sono calmate.
Oggi Matilde descrive Torino come un luogo "molto vivibile", un aggettivo che non usa certo a caso, visto che fa da contraltare naturale alla frenesia della metropoli lombarda. Sebbene non sia certa di restarci per sempre, la giovane ammette che le piacerebbe fermarsi a lungo, un segnale inequivocabile di un radicamento che, forse nemmeno lei si aspettava, è cresciuto nei mesi.
Il paragone con Milano e la scoperta della "piccola" grande città
Il confronto con Milano, inevitabile per chi le ha vissute entrambe, gioca interamente a favore del capoluogo sabaudo. "Torino è più piccola e questo aiuta tantissimo", ha affermato Matilde, che in passato aveva percepito il capoluogo lombardo come un luogo dispersivo dove, paradossalmente, "rischi di non fare nulla" proprio perché sommerso dal caos e dalla vastità. A differenza di Milano, che secondo la sua esperienza ha "meno identità" (tanto da non sentirsi mai dire "la mia Milano" dai suoi abitanti), Torino possiederebbe un carattere più definito, capace di accogliere senza travolgere.
La giovane frequenta prevalentemente il Quadrilatero, Borgo Dora (dove ha sede la Scuola Holden) e San Salvario, zone che alterna tra studio e vita sociale. Pur sentendosi generalmente più sicura rispetto a Milano, ha voluto essere onesta: prendere il tram numero 4 verso Porta Palazzo alle dieci di sera non è sempre una passeggiata, ma anche in quella complessità – ha aggiunto – trova fascino, specialmente nell'atmosfera multiculturale del mercato.
Dal palco al foglio: la rinuncia al canto e il nuovo sogno di carta
La rinuncia alla musica, però, è forse la svolta più intima e coraggiosa del suo percorso. Matilde aveva cantato in locali "strani" a Milano, aveva pubblicato brani inediti e sognava una carriera da cantante, ma a un certo punto il formato della canzone – come ha spiegato con una certa maturità – ha iniziato a starle "stretto", sentendolo limitante. Scrivere solo testi musicali non la soddisfaceva più, e così ha scoperto che la sua vera vocazione era un'altra. La scrittura creativa, che lei coltiva da anni (tanto da riempire il telefono di note e appunti), le offre un respiro più ampio.
"Voglio fare la scrittrice", ha detto senza tentennamenti, descrivendo la Scuola Holden come il "posto perfetto" per lei. Oltre allo studio, Matilde condivide con la sorella minore Eleonora un podcast intitolato "Rendez-vous da me", nato quasi per gioco in camera da letto, dove le due ragazze affrontano senza filtri i temi della Generazione Z, dalle relazioni alle amicizie, passando per il femminismo e la cultura.
Un'attività che, unita al master torinese, rappresenta il laboratorio in cui la giovane sta testando la propria voce, quella che un giorno – probabilmente – finirà sulle pagine di un romanzo.




