Italia ripescata ai mondiali? Il virus Ebola in Congo e il nodo visti che tengono in bilico la presenza degli africani

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SALUTE

Redazione Salute Redazione Salute   -   La nazionale di calcio della Repubblica Democratica del Congo, che qualcuno già battezzava come la possibile sorpresa di questi mondiali, si trova ora a fare i conti con una realtà ben più drammatica di una tattica sbagliata o di un infortunio.

L’epidemia di Ebola – che nell’est del paese ha già mietuto oltre centotrenta vittime su quasi seicento casi sospetti, come riportato dalle agenzie -3-5-7 – ha innescato una reazione a catena di natura burocratica e sanitaria, capace di mettere in seria discussione la loro stessa partecipazione alla fase finale negli Stati Uniti.

Se da un lato la squadra, attualmente in ritiro in Belgio, cerca di mantenere alto il morale in vista delle amichevoli con Danimarca e Cile, dall’altro le autorità americane sono state categoriche: per mettere piede su suolo statunitense – e precisamente a Houston il 17 giugno per l’esordio contro il Portogallo – l’intero contingente dovrà osservare una quarantena rigorosa di ventuno giorni in una "bolla" sanitaria.

Una condizione, questa, imposta dai Cdc per arginare il rischio di contagio da una variante rara del virus, quella Bundibugyo, per la quale al momento non esiste un vaccino immediatamente disponibile. healthdesk +2

L’isolamento forzato in Belgio e l’incognita logistica

La decisione di annullare il raduno preparatorio che era stato programmato a Kinshasa, la capitale, ha costretto i "Leopardi" a riorganizzare in extremis la loro preparazione in Europa, una scelta resa obbligata dalle restrizioni imposte dall’amministrazione Trump.

Andrew Giuliani, direttore esecutivo della task force della Casa Bianca per il mondiale, ha chiarito che se anche un solo componente dello staff – magari arrivato direttamente dall’Africa – dovesse infrangere il protocollo o manifestare sintomi, l’intera squadra rischierebbe di vedersi negato l’ingresso.

Una pressione notevole, se si considera che gran parte dei calciatori gioca già in Europa, ma che la logistica per il trasferimento di massaggiatori o preparatori rimasti nel paese africano potrebbe rivelarsi un rompicapo insolubile.

In questo contesto di incertezza, l’ipotesi che il Congo possa essere costretto al ritiro diventa sempre più concreta, alimentando un circolo vizioso di speranze per chi è rimasto fuori dal torneo.

E qui, inevitabilmente, il pensiero corre all’Italia, la quale – eliminata in maniera piuttosto rocambolesca durante le qualificazioni – si ritrova a osservare questi sviluppi con un interesse che è tutt’altro che filantropico. ilmanifesto +2

Il precedente iraniano e la discrezionalità della Fifa

Non è solo il virus, però, a minare la stabilità del quadro dei partecipanti. A complicare ulteriormente lo scenario ci si mette anche la geopolitica, con l’Iran che da mesi rappresenta un vero e proprio nodo irrisolto per gli organizzatori.

Le difficoltà legate all’ottenimento dei visti d’ingresso negli Stati Uniti, unitamente a tensioni politiche mai sopite, tengono in bilico la presenza della nazionale asiatica, e se da una parte il regolamento Fifa prevede multe salate (si parla di oltre mezzo milione di euro per un eventuale ritiro in extremis) per chi si tira indietro, dall’altra lascia alla federazione internazionale un amplissimo potere discrezionale nella gestione delle sostituzioni.

Non esiste un automatismo per cui, se una squadra si ritira, debba subentrare quella perdente dello stesso continente: l’articolo 6 dei regolamenti della competizione affida al Consiglio Fifa il compito di decidere "in particolare" come comportarsi, aprendo scenari teorici nei quali lo slot potrebbe restare vuoto o essere assegnato sulla base di criteri non prettamente sportivi. healthdesk +2

L’Italia e l’attesa per un ripescaggio che dipende da fattori esterni

Proprio in questo vuoto normativo, che gli avvocati sportivi di mezzo mondo stanno setacciando in questi giorni, si inserisce la flebile speranza azzurra.

A differenza di quanto accadde per Euro 1992 (quando la Jugoslavia in guerra lasciò il posto alla Danimarca, che poi vinse il torneo), il regolamento non prevede una gerarchia automatica di ripescaggio: in teoria, la Fifa potrebbe decidere di non sostituire affatto la squadra ritirata, riducendo la consistenza numerica di un girone, oppure pescare una delle migliori escluse, indipendentemente dal continente di provenienza.

Per l’Italia, naturalmente, la casistica ideale sarebbe quella di un’esclusione dell’Iran (che libererebbe uno slot asiatico) combinata a una scelta politica della Fifa di privilegiare l’appeal mediatico e commerciale di una nazionale come quella italiana, piuttosto che una semplice squadra asiatica di secondo piano.

Una speranza alimentata più dalla cronaca che dalla legge, certo, ma che tiene comunque banco nelle riunioni di Federcalcio.

Al momento, tuttavia, ogni discorso è puramente eventuale: il Congo combatte la sua battaglia più importante fuori dal campo, l’Iran tira a campare tra veti e dossier, e l’Italia, ancora una volta, scopre che il proprio destino mondiale dipende da fattori che il campo, da solo, non può più decidere. ilmanifesto +2

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