MasterChef quindici, tra isterie e talento crudo: la cucina come specchio di un'Italia ostinata e viscerale
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Che l'Italia, appena finito di pranzare, cominci a rimuginare sulla cena è una considerazione che sfiora il luogo comune, sebbene contenga un fondo di verità innegabile. La passione per il cibo, quella autentica, non si limita infatti alla semplice pianificazione del pasto successivo ma si estende, in un gioco di anticipazioni e bilanciamenti, a traguardare – con occhio critico e quasi maniacale – l'armonia complessiva di ciò che si porterà in tavola nei due giorni a venire. È questa ostinazione, questa dedizione viscerale che MasterChef Italia, giunto alla sua quindicesima edizione, si propone di intercettare e di distillare nei suoi concorrenti, i quali, dopo le prime tre serate di audizioni, hanno già cominciato a delineare i tratti di un campionario umano e culinario di notevole interesse.
La selezione e le prime scosse
Al termine delle prove iniziali, sono dieci gli aspiranti chef che hanno conquistato l'agognato grembiule bianco, accedendo così direttamente alla fase successiva, mentre il percorso degli altri è passato attraverso il vaglio più incerto del creative test, una prova che mette in difficoltà persino i giudici nel loro compito di selezione. Tra le prime figure ad emergere con forza, catturando l'attenzione particolare di Antonino Cannavacciuolo, c'è Matteo, un concorrente la cui naturale predisposizione – a detta dello chef – lo renderebbe un candidato ideale per entrare a far parte della sua brigata. Accanto a lui, anche l'archistar Gaetano ha saputo stupire, dimostrando come talento e creatività possano germogliare da ambiti professionali solo in apparenza distanti dai fornelli. Non sono mancate, tuttavia, le prime scosse emotive, come l'episodio che ha visto Dorella, dal pubblico, inveire contro la concorrente Jolanda per la sua loquacità, scatenando l'ira di Bruno Barbieri e offrendo uno spaccato di quel tifo a tratti feroce che circonda il programma.
Il ritratto dei venti selezionati
La masterclass della quindicesima edizione è ora completa con i suoi venti elementi, un mosaico di storie e professioni che riflette una certa Italia laboriosa e ambiziosa. Tra loro spicca Alessandro Segantini, un odontoiatra genovese di quarantaquattro anni che ai live cooking si è presentato accompagnato dalla moglie e dalla sorella, sue collaboratrici anche nella vita professionale quotidiana. La lista dei prescelti, selezionati da Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo, Giorgio Locatelli e dalla chef Chiara Pavan, comprende una varietà di percorsi: dall'hostess all'odontotecnico, delineando un microcosmo in cui la cucina rappresenta un sogno parallelo o una seconda chance. Tra i più abili, oltre al già citato Matteo, si distinguono anche un secondo Matteo e Niccolò Mazzanti, i quali hanno mostrato una dimestichezza inconsueta e immediata nella gestione degli ingredienti e delle tecniche, scavalcando con relativa sicurezza le prime difficoltà.
Le salvezze e la strada che attende tutti
Non per tutti, naturalmente, il percorso è stato lineare. Alcuni, come Irene Rescifina, hanno conosciuto l'ansia del grembiule grigio e la tensione del creative test, da cui sono usciti soltanto grazie all'intervento determinante di uno dei giudici – nel suo caso, la chef Chiara Pavan – che ne ha intravisto un potenziale da non disperdere. Questi meccanismi di selezione e salvataggio, che alternano giudizi perentori a gesti di fiducia, costituiscono il cuore pulsante del programma, il crinale su cui si decidono sogni e delusioni. Ora, con il gruppo definitivamente formato, per i venti concorrenti inizia la parte più ardua del viaggio, fatta di prove tecniche sempre più severe e di pressioni che non conoscono sosta, in una cucina che smette di essere un luogo di sperimentazione domestica per trasformarsi in un campo di battaglia professionale dove ogni dettaglio, dall'impiattamento alla cottura, viene scrutato con lente d'ingrandimento.




