MasterChef e la scelta di Luciano Del Rio: «A 92 anni certe cose o le fai ora o mai più»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La decisione di presentarsi ai casting del noto talent culinario, come ha spiegato lo stesso Luciano Del Rio, nasce da un calcolo esistenziale semplice e irrevocabile. «A 92 anni certe cose, come partecipare a MasterChef, o le fai o non le farai mai più», ha dichiarato, aggiungendo come la motivazione affondi anche nella solitudine che ha seguito la perdita della moglie. «Ho bisogno di tenermi impegnato: da quando ho perso mia moglie la sera a casa mi sento solo», ha raccontato, evidenziando come il programma sia diventato, per lui, molto più di una semplice competizione. L’ondata di sostegno ricevuta dal pubblico lo ha colto di sorpresa, tanto da ammettere: «Onestamente, no. Non ho capito il perché di tutta questa affluenza di commenti positivi. C’è stato anche qualcuno negativo, ma rarissimi. Sono rimasto esterrefatto». Sulla mancata conquista del grembiule bianco, il suo è stato un giudizio lucido e privo di risentimento, consapevole dei limiti che l’età avanzata impone in una gara dai ritmi serratissimi. «Era inevitabile, soprattutto perché, parliamo chiaro, non sarei durato tanto», ha osservato, notando come «per una persona anziana come me, ci vogliono 40 minuti solo per decidere cosa fare».
La nuova Masterclass e il via ufficiale delle sfide
Nel frattempo, MasterChef 2026 – che è corretto definire, in base alle informazioni disponibili, la quindicesima edizione del format – entra nel vivo dopo la fase di selezioni. Il cooking show Sky Original, prodotto da Endemol Shine Italy, va in onda tutti i giovedì in prima serata, disponibile sulle piattaforme Sky e in streaming su NOW, oltre che on demand e su Sky Go. Con la formazione ufficiale della Masterclass, trasmessa il 18 dicembre, il percorso competitivo dei venti aspiranti chef selezionati prende una piega definitiva, avviandosi verso le sfide più impegnative che caratterizzeranno la stagione.
Il mosaico sociale tra i venti grembiuli bianchi
Quella che si delinea, attraverso i profili dei concorrenti, è una fotografia articolata della società contemporanea, dove le storie personali si intrecciano con la passione per la cucina. Tra i venti, alcuni dei quali già finiti sotto i riflettori per i primi battibecchi in cucina o per piatti giudicati con ilarità, si annoverano un rappresentante della minoranza linguistica Arbereshe e una nipote d’arte, il cui nonno ha lavorato come chef in un ristorante stellato in Inghilterra. C’è poi un dentista determinato a cambiare vita e un giovane appassionato di tecnologia che vede nella cucina un’opportunità per uscire di casa e mettersi alla prova. Uno di loro, per citarne uno tra i tanti, è Matteo Rinaldi, un graphic designer di 28 anni originario di Boltiere, in provincia di Bergamo, con una laurea in Design della comunicazione ottenuta al Politecnico di Milano.
Il format che rinnova il suo successo
Il programma, che si apre con il suo motto “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si cucina”, conferma dunque la sua capacità di rinnovarsi pur mantenendo una struttura collaudata. Dopo le prime puntate dedicate esclusivamente ai casting e ai live cooking preliminari, la competizione vera e propria prende il via sotto lo sguardo attento dei giudici, il cui compito è di guidare e, al tempo stesso, scremare il gruppo. La storia di Luciano Del Rio, seppur conclusasi in fase di selezione, rimane emblematica di come il format possa attraversare e raccontare tutte le fasce d’età, trasformandosi in un palcoscenico per desideri lungamente accarezzati e per scelte dettate dalla voglia di non arrendersi al tempo che passa.




