Il ritorno di Mancini in nazionale: la svolta di Malagò tra continuità e strategia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Lunedì sera, intorno all'ora dell'aperitivo sulla passeggiata di Saint Tropez, è arrivata la telefonata che Roberto Mancini aspettava da tempo. Dall'altra parte del telefono c'era Giovanni Malagò, presidente della Figc, che aveva appena sciolto ogni dubbio e deciso che sarebbe stato proprio l'ex tecnico dell'Inter a guidare nuovamente la Nazionale.

Una scelta, quella del numero uno del calcio italiano, che in apparenza potrebbe sembrare una piroetta densa di incognite, considerando la fuga dello stesso Mancini di qualche anno fa e il conseguente iter che aveva portato prima alla gestione Spalletti e poi alla parentesi di Luciano.

La telefonata che ha cambiato tutto

Dopo la fumata bianca arrivata dalla Francia, immediata è stata la convocazione a Roma per ufficializzare il ritorno. Il presidente Malagò, che aveva ammesso di aver riflettuto a lungo prima di compiere questo passo, ha scelto di affidarsi a un allenatore di lungo corso, l'ultimo ad aver vinto un trofeo con gli Azzurri prima del crollo delle mancate qualificazioni.

La nomina, però, non si è fermata al solo ruolo di commissario tecnico: a fare da contraltare all'uomo di Jesi, ecco spuntare il nome di Claudio Ranieri, strappato alla pensione a un passo dai 75 anni, che ricoprirà l'incarico di direttore tecnico e presidente del Club Italia.

L'assegnazione e le prime polemiche

La scelta di Malagò ha subito scatenato reazioni e critiche, con qualcuno che ha parlato di una Nazionale dell'Aniene o addirittura di una sezione del calcio italiano costruita "nel nome dell'amichettismo, del padel e del calcetto". In molti hanno sottolineato come l'operazione porti la firma di un "figliol prodigo" riciclato dopo l'addio con il sapore del tradimento, ma il presidente della Figc ha ribadito con convinzione che Mancini è l'uomo giusto per il progetto.

Durante la conferenza stampa di presentazione, tenutasi nella capitale, lo stesso numero uno del calcio italiano ha usato parole che suonano come un manifesto programmatico: "Nella vita può capitare che delle cose negative ti evitino problemi in futuro".

La strategia tattica e il futuro degli azzurri

Se il quadro dirigenziale è ormai definito con l'inserimento di Ranieri, l'attenzione si sposta inevitabilmente sul campo e sulle scelte tecniche che Mancini intende adottare. Secondo le prime indiscrezioni, l'ex ct punterebbe a tornare al collaudato 4-3-3, un sistema di gioco che aveva già utilizzato con profitto, riproponendo interpreti del calibro di Federico Chiesa e Nicolò Zaniolo, senza però chiudere le porte a giovani talenti come Camarda o a quei ragazzi che militano all'estero.

La partita contro la Norvegia, il prossimo impegno ufficiale, sarà il primo vero banco di prova per questo nuovo corso, che dovrà cancellare la delusione per la mancata qualificazione alla fase finale del mondiale.

Il ruolo di Ranieri e la gestione del Club Italia

L'innesto di Claudio Ranieri nel nuovo organigramma non è certo un dettaglio secondario: il tecnico romano, reduce da una parentesi sulla panchina del Cagliari, porterà la sua esperienza e la sua capacità di gestire i gruppi, un aspetto che nelle recenti gestioni della nazionale è spesso mancato. Il suo ruolo di direttore tecnico, affiancato alla presidenza del Club Italia, lo pone come una sorta di supervisore del progetto azzurro, chiamato a fare da collante tra lo staff tecnico e la dirigenza.

Una figura che a detta di molti avrebbe dovuto esserci già prima, ma che ora viene chiamata a ricoprire un incarico delicato in un momento di transizione per il movimento calcistico italiano.

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