Mancini e Ranieri, la nuova era azzurra si presenta. Zoff: «In Nazionale il ruolo del dt non è chiaro»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
SPORT Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Sport Redazione Sport   -   La sede della Figc di via Po a Roma si prepara ad accogliere, a partire dalle 18.20 di oggi, la conferenza stampa che segna l'inizio ufficiale della nuova gestione della Nazionale italiana. Sul palco, fianco a fianco, siederanno il ct Roberto Mancini e il presidente del Club Italia Claudio Ranieri, chiamati a illustrare un progetto che, nelle intenzioni della federazione, dovrebbe restituire solidità e credibilità a un movimento che negli ultimi anni ha collezionato più ombre che luci.

L'appuntamento, molto atteso dagli addetti ai lavori e dai tifosi, arriva a pochi giorni dall'ufficializzazione di un ritorno che ha già scatenato polemiche e alimentato speranze, con il tecnico jesino che riabbraccia la panchina azzurra dopo le turbolente dimissioni dell'estate 2025 e la successiva avventura sulla panchina della Juventus, chiusasi con la conquista della Supercoppa Italiana ma anche con qualche strascico di malumore nello spogliatoio.

Il ruolo del direttore tecnico: la stoccata di Zoff

Mentre i riflettori si accendono sulla nuova coppia, arriva puntuale il commento di uno dei mostri sacri del calcio italiano. Dino Zoff, in un'intervista concessa a Repubblica, non ha usato mezzi termini per esprimere le proprie perplessità riguardo all'organigramma della rappresentativa nazionale. L'ex portiere e ct campione del mondo ha dichiarato: "Ora riportateci ai Mondiali", un monito chiaro e netto che lascia poco spazio a interpretazioni.

Subito dopo, però, ha affondato il coltello nella piaga del cosiddetto dualismo tra allenatore e direttore tecnico, un tema che ciclicamente riemerge nel dibattito calcistico italiano: "Vorrei sapere bene cosa faccia e a cosa serva il direttore tecnico in Nazionale, il ruolo a oggi è tutt’altro che chiaro". Le parole di Zoff, cariche di autorevolezza, mettono in luce una criticità strutturale che la Figc dovrà necessariamente affrontare e chiarire nei dettagli, se vorrà evitare che le due figure finiscano per sovrapporsi o, peggio, per entrare in conflitto.

Resta da capire, insomma, se la presenza di Ranieri accanto a Mancini rappresenti un valore aggiunto in termini di esperienza e peso specifico, o se invece possa trasformarsi in un elemento di frizione in un ambiente tradizionalmente complesso come quello della Nazionale.

Il potere di Roma nord e il Circolo Canottieri Aniene

Ma il ritorno di Mancini sulla panchina azzurra non è solo una faccenda di schemi tattici o di scelte tecniche. C'è un aspetto, forse meno evidente ma altrettanto influente, che lega le sorti della Nazionale a una geografia precisa e a certi salotti bene della capitale. Quando a Roma si pronuncia la parola Aniene, infatti, pochi pensano realmente al fiume che attraversa la città. L'Aniene, in questo contesto, è il Circolo Canottieri Aniene, storica realtà sportiva e mondana situata nel quartiere Parioli, un vero e proprio epicentro di potere e relazioni sociali.

Come è stato osservato, l'Aniene rappresenta "il mondo di sopra", una porta che si apre non solo per andare a giocare a tennis o a calcetto, ma anche per intrecciare conoscenze e tessere trame che, molto spesso, finiscono per orientare le scelte importanti della vita cittadina e non solo. Tra quei divani Chester, insomma, si respira un'aria che sa di networking avant la lettre, di quella rete sociale che esisteva ben prima dell'avvento di Linkedin e che continua a funzionare secondo logiche antiche e consolidate.

Non è un caso, forse, che nomi come Malagò, Mancini e Ranieri gravitino tutti in un'orbita che, direttamente o indirettamente, tocca quel circolo, dove la regola non scritta è quella di darsi del "tu" e dove si celebrano le alleanze che contano.

Perdono e restaurazione: l'operazione Mancini

La ricostruzione della vicenda che ha portato al ritorno di Roberto Mancini in azzurro ha i contorni di un vero e proprio romanzo di potere, fatto di ripensamenti e di dichiarazioni pubbliche che cercano di ricucire uno strappo. A raccontare il retroscena è stato lo stesso presidente della Figc, Giovanni Malagò, il quale ha tenuto a sottolineare in modo piuttosto netto che il diretto interessato, quando si è dimesso oltre un anno fa, si è poi scusato per le modalità dell'addio.

Un mea culpa che, evidentemente, ha aperto la strada a una riabilitazione che molti, a caldo, avrebbero giudicato improbabile. Quella che si sta consumando sotto gli occhi di tutti, dunque, non è una semplice sostituzione in panchina, ma appare come una vera e propria "restaurazione a furore di popolo", una mossa che punta a recuperare il consenso di una piazza che aveva sofferto amaramente le ultime delusioni e a ricompattare un ambiente frammentato.

La caduta libera del calcio nazionale, con gli ultimi Europei deludenti e la mancata qualificazione a un paio di manifestazioni importanti, ha reso necessario un atterraggio di fortuna, e la scelta di riabbracciare il tecnico marchigiano, con l'aggiunta di un uomo di esperienza come Ranieri, sembra essere la risposta più immediata e popolare a un bisogno di rassicurazione.

Che si tratti di una soluzione duratura o di un semplice palliativo, lo dirà il campo, ma per ora l'operazione porta con sé ragioni che vanno ben al di là del puro aspetto tecnico, toccando le corde più profonde dell'identità e dell'orgoglio nazionale.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.