Inchiesta arbitri, Rocchi rompe il silenzio: «Mai sentito Marotta»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Gianluca Rocchi rompe il silenzio sull’inchiesta arbitri che lo ha coinvolto direttamente e che, per mesi, ha occupato le cronache scuotendo ancora una volta il mondo arbitrale italiano. L’ex designatore, dopo l’archiviazione dell’indagine per frode sportiva in concorso, ha raccontato al Corriere dello Sport l’impatto personale e professionale della vicenda, respingendo in particolare l’ipotesi di rapporti con dirigenti dell’Inter. «Mai sentito Marotta», ha dichiarato Rocchi, che ha descritto quei mesi come una fase capace di sconvolgere la sua vita e la sua carriera. L’inchiesta lo aveva spinto anche ad autosospendersi dalla propria carica, scelta compiuta anche dall’ex responsabile VAR Andrea Gervasoni.
Rocchi racconta lo choc dell’inchiesta arbitri
Nell’intervista rilasciata a Ivan Zazzaroni, Rocchi ha ricostruito soprattutto l’effetto che l’apertura dell’indagine ha avuto su di lui. «Mi è esplosa una bomba nella vita», ha spiegato, ricordando le domande che continuava a rivolgersi mentre il caso prendeva spazio nelle cronache. «Perché a me? Cosa ho combinato?», ha raccontato, aggiungendo di esserselo chiesto decine di volte. Con il passare del tempo, secondo il suo racconto, la situazione sarebbe diventata sempre più difficile da affrontare. L’ex designatore ha parlato di una pressione crescente, alimentata da ciò che leggeva e ascoltava mentre il suo nome diventava uno dei principali riferimenti dell’inchiesta sugli arbitri.
La parola scelta da Rocchi per descrivere come si è sentito rappresentato durante la bufera è particolarmente netta: «Ero il mostro». Una definizione che torna più volte nel racconto e che accompagna la domanda con cui l’ex designatore prova a spiegare il proprio stato d’animo: «Mostro perché?». Dopo mesi vissuti da protagonista dell’indagine, Rocchi ha quindi affidato a una lunga intervista la propria versione, alternando lo choc per quanto accaduto alla difesa del suo comportamento. Il procedimento per concorso in frode sportiva è stato archiviato e proprio dopo questa decisione l’ex designatore ha scelto di parlare diffusamente di una vicenda che, nelle sue parole, gli ha cambiato vita e carriera.
«Mai avuto rapporti con dirigenti Inter»: la difesa di Rocchi
Uno dei passaggi centrali riguarda i presunti contatti con esponenti dei club. Rocchi ha negato di avere avuto rapporti con dirigenti dell’Inter e, nel riferimento più diretto, ha affermato di non avere mai sentito Marotta. La sua posizione si inserisce nella difesa esposta dopo l’archiviazione dell’indagine, mentre sullo sfondo restano le questioni che avevano alimentato il caso per mesi, dalle pressioni alle cosiddette «bussate». Rocchi ha inoltre ricordato che le lamentele da parte dei club non rappresentano, nel suo racconto, un elemento nuovo per il mondo arbitrale, sottolineando come le società si siano lamentate da sempre. È su questo terreno che l’ex designatore respinge le ricostruzioni che lo avevano messo al centro della vicenda.
L’inchiesta arbitri aveva assunto un peso particolare anche perché arrivata dopo diversi casi che, nell’ultimo anno, avevano già coinvolto il settore arbitrale italiano. Per Rocchi l’impatto è stato immediato e personale, fino alla decisione di autosospendersi dall’incarico. Una scelta analoga era stata presa da Andrea Gervasoni, ex responsabile VAR. Il racconto dell’ex designatore si concentra così non soltanto sulle contestazioni e sulle accuse che avevano accompagnato l’indagine, ma anche sulla dimensione vissuta durante quei mesi, quando il suo nome era finito costantemente al centro dell’attenzione e lui stesso sostiene di avere letto e ascoltato ricostruzioni nelle quali veniva rappresentato come il principale responsabile.
La linea del VAR e l’ammissione dell’ex designatore
Nel lungo intervento Rocchi non si limita però a respingere le accuse. Accanto alla difesa della propria condotta emerge anche un’ammissione relativa alla gestione arbitrale: «Ho toppato la linea del VAR». È il punto nel quale l’ex designatore riconosce un errore, mentre mantiene una posizione netta sulle altre questioni che hanno accompagnato l’inchiesta. Il riferimento al VAR si inserisce quindi in un racconto più ampio nel quale Rocchi distingue la responsabilità per una scelta tecnica dalle contestazioni legate all’indagine per frode sportiva in concorso, poi archiviata. Dopo il lungo silenzio, l’ex designatore mette così insieme il trauma personale della vicenda, la negazione dei rapporti con dirigenti dell’Inter e l’ammissione relativa alla linea seguita sul VAR.
Restano inoltre sullo sfondo i punti che avevano alimentato il dibattito durante i mesi dell’inchiesta, comprese le pressioni, l’archiviazione contestata e le «bussate» citate nel racconto della vicenda. Rocchi affronta il caso dal proprio punto di vista, insistendo sullo choc provocato dall’indagine e sul modo in cui è stato descritto pubblicamente. Le sue parole arrivano dopo l’archiviazione e rappresentano il primo intervento lungo dopo mesi nei quali era stato coinvolto direttamente nelle cronache sull’arbitraggio italiano. Il passaggio più personale resta quello sulla sensazione di essere diventato «il mostro», mentre sul piano professionale l’ammissione riguarda la linea del VAR e la difesa si concentra invece sulle contestazioni che avevano portato all’indagine.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
