Simone Vagnozzi e il trionfo di Sinner: “Riconfermarsi è più difficile. La svolta? Il giorno prima di Djokovic”

Simone Vagnozzi e il trionfo di Sinner: “Riconfermarsi è più difficile. La svolta? Il giorno prima di Djokovic”
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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è anche Simone Vagnozzi, ovviamente, a reclamare la sua parte di gloria per quanto fatto da Jannik Sinner a Wimbledon, con la seconda vittoria consecutiva giunta al termine di una finale davvero dura con il tedesco Alexander Zverev. L’uomo che ormai, assieme a Darren Cahill, è al fianco del numero 1 del mondo fin dal 2022, ha parlato ai microfoni di Sky, raccontando alcuni retroscena di questi ultimi giorni, compreso il momento che ha cambiato tutto.

"Riconfermarsi è più difficile, perché arrivi consapevole di poter vincere, ma poi devi farlo": queste le prime parole del tecnico, che ha subito messo in chiaro quanto sia stato complesso ripetere l’impresa dello scorso anno. Il dubbio, dopo il ko al Roland Garros e qualche problema fisico, era legittimo.

Il giorno della svolta prima della semifinale con Djokovic

Proprio il ricordo del passato recente, con la sconfitta di Parigi che aveva lasciato strascichi non indifferenti, rendeva il bis sul prato londinese tutt’altro che scontato. Ma Vagnozzi ha rivelato il momento esatto in cui le sensazioni sono cambiate, indicando il giorno prima della semifinale contro Novak Djokovic come quello della svolta decisiva. “Quel giorno abbiamo rivisto il vero Jannik: si è allenato con due sparring, colpiva bene e aveva le idee chiare” ha spiegato il coach, sottolineando come la preparazione mentale e atletica fosse tornata ai livelli sperati.

Quanto fatto in quelle due settimane, a suo dire, è stato perfettamente in linea con le aspettative che lo staff si era prefissato al momento di arrivare al torneo.

Un bis che sa di liberazione dopo le difficoltà

Lo stesso Darren Cahill, l’altro allenatore di Sinner, ha confermato l’idea di una vittoria che sa quasi di liberazione, capace di riportare la luce dopo un periodo complicato e che aveva fatto preoccupare non poco lo stesso giocatore. I due tecnici, abbracciati al loro "ragazzino campione" al termine della finale, hanno sottolineato come la reazione dopo i colpi subiti sia ciò che più li rende orgogliosi.

Il numero 1 del mondo ha dimostrato una capacità di rialzarsi che va oltre il semplice talento, trasformando ogni batosta in un nuovo punto di partenza e chiamando il giorno dopo per chiedere quale fosse il prossimo obiettivo. Quella stessa resilienza è servita per superare un avversario che ha giocato al massimo, come dimostra il primo set vinto da Zverev al tie-break.

La preparazione modificata per affrontare il caldo

Parte del merito per il successo va anche alla preparazione atletica, modificata per affrontare al meglio le condizioni climatiche, che hanno reso questo Wimbledon uno dei più caldi di sempre. Cahill ha spiegato che sono stati attuati piccoli accorgimenti, come la routine di uscire dal campo per cambiarsi e rinfrescarsi sotto l’aria condizionata, per gestire il caldo che per un ragazzo cresciuto sulle Alpi rappresenta un ostacolo non indifferente.

In finale, Sinner ha dovuto fare i conti con la migliore versione di Zverev, capace di metterlo in difficoltà come non mai, ma il cambio di marcia è arrivato sul 3-3 del terzo set, con lo smorzata che ha fatto scivolare il tedesco, cambiando l’inerzia del match.

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