Parkinson, i segnali silenziosi che arrivano dal sonno e dall’umore: cosa dice il decalogo della Limpe
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Redazione Salute
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Il morbo di Parkinson non è solo la malattia del tremore, quella che si riconosce a colpo d’occhio per il movimento lento o per la rigidità muscolare, ma anzi, molto spesso inizia in sordina, nascondendosi dietro disturbi che sembrerebbero parlare d’altro. A pochi giorni dalla Giornata mondiale a loro dedicata (quella dell’11 aprile, per intenderci), la Fondazione Limpe per il Parkinson ha messo a punto un documento, intitolato “Parkinson: 10 cose da sapere”, che prova a fare un po’ di chiarezza su questi campanelli d’allarme, spesso ignorati anche perché ritenuti banali. Nel documento, diffuso assieme a un videomessaggio che ha per protagonisti il giornalista e scrittore Vincenzo Mollica – il quale, tra l’altro, mostra come si possa convivere con la patologia senza per forza arrendersi – e il suo neurologo Massimo Marano, si elencano cinque segnali precoci da non sottovalutare assolutamente.
Sonno movimentato e scrittura che si rimpicciolisce, i segnali pre-motori
Tra questi segnali, che spesso anticipano di anni la comparsa dei sintomi motori classici, ce n’è uno che riguarda le ore notturne: il sonno movimentato. Se uno comincia a scalciare, urlare o agitarsi violentemente nel letto durante la fase Rem (quella in cui si sogna), magari rischiando perfino di cadere dal materasso, non si tratta semplicemente di un brutto sogno, ma di un possibile indicatore di neurodegenerazione. Allo stesso modo, la voce che diventa improvvisamente più debole, quasi un sussurro faticoso, o la scrittura che si fa minuta, con le lettere che si accartocciano sul foglio (un fenomeno che gli esperti chiamano micrografia), sono spie altrettanto importanti. C’è poi la perdita dell’olfatto, che non è solo un fastidio da raffreddore, e la stitichezza persistente: disturbi autonomici che, per quanto possano sembrare lontani dal cervello, raccontano invece la diffusione silenziosa della patologia.
Lo studio del Neuromed e la “finestra” dei dieci anni sui disturbi dell’umore
E a proposito di segnali che non riguardano i muscoli, una ricerca recente – pubblicata sul Journal of Neurology e portata avanti dall’Unità di Ricerca di Epidemiologia e Prevenzione dell’Irccs Neuromed di Pozzilli in collaborazione con l’Università LUM di Casamassima – aggiunge un tassello fondamentale riguardo alla sfera psicologica. Ansia e depressione, secondo questo studio condotto su oltre 24mila persone seguite per quindici anni, potrebbero rappresentare una spia della malattia fino a dieci anni prima che si manifesti il tremore. Il dato, come spiegano i ricercatori guidati da Francesca Bracone, non vuol dire che chi è ansioso si ammalerà di Parkinson, ma che quando questi disturbi psichiatrici compaiono insieme ad altri sintomi (come quelli del sonno o l’iposmia), e quando precedono la diagnosi motoria in una finestra temporale inferiore al decennio, allora il rischio di sviluppare la patologia neurodegenerativa risulta doppio rispetto a chi non ne soffre. Al di là di quella soglia, invece, il legame statistico scompare: segno che non si tratta di un fattore di rischio generico, ma forse proprio di una parte silenziosa del processo patologico in corso.
L’attività fisica e la dieta nella strategia di protezione
Se da un lato il documento della Limpe aiuta a riconoscere i nemici invisibili, dall’altro lato indica anche cinque comportamenti quotidiani che, stando alle evidenze attuali, possono aiutare a proteggere la salute del cervello. In cima alla lista c’è l’attività fisica regolare, che nel videomessaggio Mollica e il suo neurologo ribadiscono con un certo ottimismo quasi militante: “Il Parkinson lo freghiamo così”, dice Marano, sottolineando come il movimento sia una vera e propria medicina per contrastare il peggioramento dei sintomi. Non mancano poi la dieta equilibrata (ricca di frutta, verdura e tipica del modello mediterraneo) e l’importanza di mantenere ritmi di sonno regolari, evitando l’esposizione a sostanze tossiche ambientali come pesticidi o solventi. Il senso del decalogo, insomma, è duplice: ascoltare il quando sussurra attraverso la stipsi o la voce che si affievolisce, ma anche proteggerlo con uno stile di vita sano, perché la diagnosi precoce, in una malattia subdola come questa che colpisce oltre 300mila persone in Italia, è ancora l’arma più efficace per garantire una migliore qualità della vita.




