La crisi venezuelana scatena la guerra fredda diplomatica tra Washington e Mosca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre Caracas diventa il terreno di uno scontro che oltrepassa i suoi confini, il ministero degli esteri russo, con un linguaggio che non ammette ambiguità, ha definito "illegittimo, criminale e contro ogni principio del diritto internazionale" l'intervento statunitense culminato con la detenzione del presidente Nicolas Maduro e di sua moglie. La telefonata tra il ministro Sergej Lavrov e la vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez, che fonti del New York Times confermano essere nella capitale, ha servito proprio a ribadire il sostegno di Mosca alla cosiddetta resistenza bolivariana, in una presa di posizione netta contro l'unilateralismo dell'amministrazione Trump. Da qui l'appello, diretto e formale, affinché gli Stati Uniti rilascino "il presidente legalmente eletto di un paese sovrano", una richiesta che suona come un ultimatum in un contesto già estremamente teso.

La reazione del Cremlino tra atomica e realpolitik

L'allarme al Cremlino, che si è dichiarato "estremamente allarmato" per quanto definisce una "rimozione", ha radici profonde che vanno oltre la solidarietà ideologica. Quello che è accaduto a Maduro, ha osservato Trump, può succedere a chiunque, un'affermazione che a Mosca è risuonata come un pericoloso precedente. La reazione, immediata e simbolica, è arrivata attraverso un post dell'ex presidente Dmitrij Medvedev il quale, esaltando l'arsenale atomico, ha tracciato una linea di demarcazione netta tra le potenze nucleari, intoccabili, e il resto del mondo. Una dichiarazione, questa, che più che rassicurare i russi, sembra voler ribadire una dottrina di forza in un ordine globale percepito come sempre più instabile e minaccioso, dove l'esempio venezuelano non deve diventare una regola.

Le divisioni internazionali e il consolidato fronte anti-USA

Le parole di condanna non sono rimaste confinate a Mosca, trovando eco in quelle nazioni che da tempo costituiscono un fronte di opposizione alla politica estera americana nell'emisfero. Cuba e Brasile, tra gli altri, hanno espresso solidarietà al governo venezuelano, delineando una frattura geopolitica che ripropone dinamiche da guerra fredda. D'altro canto, la posizione di Washington, ribadita con forza dal segretario di stato Marco Rubio secondo cui "Maduro non è il presidente legittimo", sembra lasciare poco spazio a mediazioni, indicando una volontà di procedere senza compromessi. Una polarizzazione, questa, che rischia di congelare qualsiasi prospettiva di soluzione diplomatica nel breve termine, isolando ulteriormente il paese caraibico in un braccio di ferro tra superpotenze.

Gli sviluppi sul campo e la questione della leadership

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