Mosca accusa il Corriere della Sera di aver censurato l'intervista a Lavrov
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Redazione Esteri
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Il ministero degli Esteri russo ha rilasciato, attraverso l'agenzia di stampa ufficiale, una dichiarazione nella quale sostiene che il Corriere della Sera abbia scelto di non pubblicare un'intervista concessa dal ministro Sergej Lavrov, il quale, peraltro, ha personalmente rilanciato l'accusa di censura. Secondo la ricostruzione offerta da Mosca, la testata avrebbe ricevuto le risposte scritte del ministro a un preciso quesito, o a una serie di domande che le erano state precedentemente inviate, decidendo in seguito di non darne notizia ai propri lettori. La dichiarazione russa, il cui tenore è stato giudicato particolarmente duro, ha inoltre inserito l'episodio in un contesto più ampio, lamentando una presunta diffusione di notizie false sulla Russia nel corso degli ultimi mesi.
La reazione del sindacato dei giornalisti italiani
Di fronte a simili affermazioni, la Federazione nazionale stampa italiana è prontamente intervenuta per esprimere la propria solidarietà alla redazione del Corriere della Sera, schierandosi senza riserve a difesa del lavoro dei giornalisti. L'organizzazione sindacale, nel prendere posizione pubblicamente, ha voluto sottolineare come la scelta del quotidiano rappresenti un esempio di come l'informazione in Italia preservi la propria indipendenza, rifiutando di trasformarsi in uno strumento di propaganda o in un mero megafono per posizioni istituzionali, per quanto autorevoli. Una presa di posizione, questa, che ha il sapore di un principio generale, applicabile a qualsiasi soggetto che tenti di influenzare il racconto dei fatti.
Il contenuto dell'intervista non pubblicata
Sebbene l'intervista integrale non abbia trovato spazio sulle colonne del giornale, alcuni dei suoi contenuti sono comunque emersi, circolando in ambienti specializzati e online. Tra le argomentazioni avanzate da Lavrov, e che hanno costituito il motivo del rigetto da parte della testata, vi sarebbe stata l'enunciazione di quella che può essere definita come la posizione ufficiale russa sul conflitto, con la richiesta, presentata come condizione necessaria, che Kiev adotti uno status di neutralità. Il Corriere della Sera, dal canto suo, ha valutato che alcune delle affermazioni contenute nelle risposte non corrispondessero alla verità dei fatti, rilevando al contempo la presenza di altri spunti che, sebbene di un certo rilievo, non sono stati considerati sufficienti per una pubblicazione integrale, preferendo piuttosto un approccio di verifica e di contestualizzazione, come quello che potrebbe essere sviluppato in un editoriale.
Le implicazioni per la libertà di stampa
La vicenda, al di là della polemica specifica, solleva questioni fondamentali che riguardano l'etica professionale e i confini della libertà di stampa. La decisione di un giornale di non concedere il proprio spazio a un'intervista completa, optando per un filtro redazionale, viene da alcuni interpretata come un atto di censura, mentre per altri costituisce un esercizio di responsabilità editoriale. È il delicato bilanciamento, sempre presente nel lavoro giornalistico, tra il diritto del pubblico a essere informato e il dovere di non diffondere affermazioni che potrebbero essere inesatte o fuorvianti, un compito che richiede un giudizio costante e mai scontato, soprattutto quando si trattano temi di alta politica internazionale e di sicurezza.




