Khamenei dichiara vittoria su Israele, mentre la CIA conferma danni al nucleare iraniano
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Redazione Esteri
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«Israele è stato schiacciato, abbiamo vinto». Con queste parole, il leader supremo iraniano Ali Khamenei ha celebrato ciò che definisce un successo contro lo Stato ebraico, nonostante le recenti offensive militari abbiano lasciato Teheran in una posizione tutt’altro che invidiabile. La retorica trionfalista, tuttavia, stride con le dichiarazioni della CIA, secondo cui il programma nucleare iraniano avrebbe subito «danni enormi» a seguito dei raid statunitensi.
Donald Trump, intervenendo sulla piattaforma Truth, ha difeso con veemenza il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, attualmente sotto processo per corruzione. «Sono rimasto scioccato nell’apprendere che lo Stato di Israele, che ha appena vissuto uno dei suoi momenti più grandi della storia ed è guidato con forza da Bibi Netanyahu, sta continuando la sua assurda caccia alle streghe contro il suo primo ministro!». Le parole di Trump, che definisce Netanyahu un «amico», arrivano dopo i duri scontri tra Israele e Iran, durante i quali i due leader hanno collaborato per contrastare quello che Trump stesso ha descritto come «un nemico di lunga data».
John Ratcliffe, direttore della CIA, ha fornito ulteriori dettagli sugli attacchi alle infrastrutture nucleari iraniane, confermando che «diversi importanti impianti sono stati distrutti e dovranno essere ricostruiti nel corso degli anni». Le informazioni, provenienti da fonti ritenute storicamente affidabili, indicano che i danni sono tali da compromettere seriamente le ambizioni atomiche di Teheran. A suffragare questa tesi, il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), Rafael Mariano Grossi, ha dichiarato che a Fordow, sito chiave per l’arricchimento dell’uranio, le centrifughe «non sono più operative».




