Infiltrazione mafiosa nell'economia italiana: un'analisi della Dia
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Redazione Interno
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Il traffico di droga e la corruzione nella pubblica amministrazione sono solo due dei modi in cui la mafia si insinua nel tessuto socio-economico italiano. Questo è quanto emerge dall'ultima relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (Dia), trasmessa al parlamento dal ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi.
La supremazia dei Rinzivillo sugli Emmanuello
Nella città di Gela, la supremazia del clan Rinzivillo sugli Emmanuello è stata confermata. Questo è emerso dall'inchiesta "Hybris", che ha rivelato un asse con la zona dell'agrigentino. Il clan Rinzivillo ha mostrato una costante volontà di infiltrarsi nei settori produttivi che gestiscono i principali flussi di denaro, come l'aggiudicazione di appalti pubblici e privati, per trarre profitti illeciti da reimpiegare in canali legali.
Le mafie in Puglia
La Puglia è una regione balcanizzata dai clan, dove non mancano le faide per l'egemonia sui territori. Le mafie locali diversificano gli interessi, ma continuano a fare affari soprattutto capitalizzando i proventi del narcotraffico, sia all'ingrosso che al dettaglio.
La situazione in Campania
La relazione della Dia evidenzia come il fenomeno camorristico in Campania si manifesti in varie forme, a seconda dei contesti geografici in cui ha avuto origine e si è evoluto. Le province di Napoli e Caserta restano i territori a più alta e qualificata densità criminale, con la presenza di grandi cartelli camorristici come l'Alleanza di Secondigliano, Mazzarella e Casalesi. Queste organizzazioni mafiose, i cui interessi illeciti riguardano anche settori dell’economia legale, si sono in molti casi evoluti in vere e proprie “imprese mafiose”.




