Nuovo ct, il braccio di ferro tra Malagò e Maldini: lo stallo su Pirlo e il caso dei figli

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Lo scenario che si prospetta intorno alla panchina della nazionale italiana si fa sempre più intricato, con posizioni che sembrano essersi cristallizzate in un braccio di ferro che coinvolge i vertici della Federcalcio. Da un lato, il presidente Giovanni Malagò, chiamato a esprimere il parere definitivo su una scelta che potrebbe segnare il futuro del calcio azzurro; dall'altro, il duo composto dal direttore tecnico Paolo Maldini e dal consulente Leonardo, che blindano la loro candidatura principe, quella di Andrea Pirlo, senza mostrare alcuna intenzione di arretrare.

Una situazione di stallo che, come una classica trama da film western, vede i tre sfidanti tenersi sotto osservazione, in attesa di una mossa che al momento non arriva e che rischia di paralizzare l'intero processo di selezione del nuovo commissario tecnico.

La posizione di Maldini e Leonardo: Pirlo come unico obiettivo

La fiducia riposta da Paolo Maldini nei confronti di Andrea Pirlo è totale e, stando a quanto emerso, non sembra esserci spazio per ripensamenti o soluzioni alternative. L'ex capitano del Milan, che con Pirlo ha condiviso anni di successi in rossonero, ritiene che l'allenatore bresciano possieda le qualità giuste per intraprendere un nuovo ciclo con la maglia azzurra, una convinzione che viene sostenuta anche dal consulente Leonardo, che affianca Maldini in questa delicata fase di transizione.

Tuttavia, questa linea dura si scontra con la prudenza e le valutazioni più ponderate del presidente della Figc, Giovanni Malagò, il quale, dopo essere stato eletto alla guida della federazione, si trova a dover gestire un dossier spinoso che potrebbe minare l'armonia del neonato vertice.

La posizione di Maldini è inflessibile, tanto che non si esclude nemmeno un suo possibile passo indietro qualora la scelta del ct dovesse cadere su un nome diverso da quello di Pirlo, un'eventualità che getterebbe ulteriori ombre sulla stabilità degli organi federali e sull'autorevolezza del progetto tecnico che si intende portare avanti.

Il fronte russo: la smentita su Lomakin e i legami con Fonbet

A complicare ulteriormente la posizione del tecnico è arrivata, nei giorni scorsi, una smentita ufficiale dalla Russia, che ha cercato di fare chiarezza sui presunti interessi economici che legherebbero il presidente dello United Fc, Sergey Lomakin, alla società di scommesse Fonbet. L'entourage di Lomakin ha tenuto a precisare che l'imprenditore non detiene alcuna partecipazione o interesse nella compagnia russa, della quale Andrea Pirlo è invece global ambassador.

Una differenza sostanziale che, nelle intenzioni della nota stampa diffusa, servirebbe a smarcare il proprietario del club emiratino da qualsiasi coinvolgimento diretto con il mondo delle scommesse, ribadendo che lo United Fc Dubai e la Fonbet non intrattengono alcuna relazione societaria.

Questa presa di posizione, però, non fa che alimentare le polemiche già in corso sul ruolo di Pirlo come testimonial di un'azienda di gioco d'azzardo, un aspetto che nelle settimane scorse aveva sollevato non poche perplessità negli ambienti politici e sportivi, e che rischia di rappresentare un ostacolo non da poco in caso di sua effettiva nomina a commissario tecnico.

La questione, infatti, solleva interrogativi sulla compatibilità di tale incarico con i principi di trasparenza e opportunità che ci si aspetta da chi siede sulla panchina della nazionale, aprendo un dibattito che coinvolge non solo l'aspetto etico, ma anche le norme federali in materia di conflitto di interessi.

Il conflitto di interessi e il precedente Lippi: i figli di Maldini e Pirlo al centro del dibattito

Oltre alla bufera sollevata dal legame con il bookmaker russo, un secondo fronte di polemica si è aperto attorno al nuovo corso immaginato da Maldini e Leonardo, questa volta incentrato sulla figura dei rispettivi figli dei due protagonisti.

Daniel Maldini e Nicolò Pirlo, entrambi impegnati nell'attività di procuratori sportivi, sono finiti involontariamente al centro di un dibattito che richiama alla memoria il noto precedente di Marcello Lippi, il quale dieci anni fa scelse di rinunciare all'incarico di direttore tecnico della Figc proprio per evitare potenziali conflitti di interesse legati alla professione del figlio Davide.

Un caso che, allora, pose il problema della convivenza tra ruoli dirigenziali di vertice all'interno della federazione e l'attività di agenti di calciatori, una questione che oggi torna prepotentemente d'attualità. La normativa federale, pur in assenza di un divieto assoluto, pone l'accento sulla necessità di evitare situazioni che possano compromettere l'imparzialità e il buon andamento dell'azione amministrativa e tecnica, creando un terreno minato su cui Malagò è chiamato a esprimersi.

Cresce, di conseguenza, l'imbarazzo in Figc di fronte a un quadro che si fa sempre più complesso, con i dubbi del presidente che si intrecciano alla fermezza del duo tecnico, in una partita che si gioca su più tavoli e che coinvolge aspetti etici, regolamentari e di opportunità politica, rendendo la soluzione del rebus sul nuovo ct un'affare ben più spinoso di quanto si potesse inizialmente ipotizzare.

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