Nazionale italiana, saltata la nomina di Pirlo: Malagò blocca tutto. Maldini e Leonardo verso le dimissioni
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Redazione Sport
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L'era di Andrea Pirlo sulla panchina della Nazionale italiana si è arenata prima ancora di cominciare. A gettare acqua sul fuoco di quella che sembrava una trattativa ormai in dirittura d'arrivo è stata la decisione del presidente della Figc, Giovanni Malagò, di non dare il via libera definitivo all'operazione, bloccando di fatto un iter che avrebbe dovuto portare alla firma del contratto nelle prossime ore.
Secondo quanto riportato da Gianluca Di Marzio di Sky Sport, la macchina organizzativa che avrebbe dovuto chiudere l'accordo nella giornata di lunedì 27 luglio è stata fermata a causa delle pressioni politiche legate al ruolo di ambasciatore globale che Pirlo ricopre per Fonbet, la principale piattaforma di scommesse sportive russa.
Le pressioni politiche e il caso Fonbet
Il nodo che ha impedito la formalizzazione dell'incarico riguarda proprio i rapporti commerciali dell'ex regista con la società russa. I legali di Pirlo avevano già chiarito la posizione del tecnico, esibito tutta la documentazione necessaria e preparato il terreno per la risoluzione dei contratti in essere, incluse le scadenze con lo United FC di Dubai, la squadra che attualmente lo ha sotto contratto fino al 2027. Tuttavia, il fronte politico si è rivelato un ostacolo insormontabile.
Le critiche e le perplessità sollevate dal mondo politico, con voci autorevoli che hanno definito inopportuno affidare la guida della Nazionale a un tecnico legato a una società di un paese considerato ostile, hanno convinto Malagò a frenare. A far discutere era stato anche il post pubblicato dallo stesso Pirlo, con il quale aveva provato a difendere la sua posizione e a chiarire il rapporto con Fonbet, ma che non è bastato a rassicurare i vertici federali.
Lo scontro tra progetto tecnico e vertici federali
Il blocco della nomina di Pirlo apre ora uno scenario di crisi ai piani alti della Federcalcio. Il presidente Giovanni Malagò ha dovuto fare i conti con una scelta, quella dell'ex campione del mondo 2006, che non era solo tecnica ma aveva inevitabili ricadute politiche. E in questo contesto si è trovato a dover contemperare le spinte del suo direttore tecnico, Paolo Maldini, con le richieste di una classe politica che chiedeva garanzie.
Se si considera che il progetto di affidare la panchina azzurra a Pirlo era stato fortemente voluto da Maldini e dal suo advisor Leonardo, viene da chiedersi se la strada per la risoluzione della crisi passi davvero per un cambio di rotta o se, piuttosto, non si sia già consumata una frattura insanabile.
Le possibili dimissioni di Maldini e Leonardo
Il futuro di Paolo Maldini come direttore tecnico e di Leonardo come advisor è appeso a un filo. Le fonti di Sky Sport riferiscono che entrambi avevano accettato l'incarico solo dopo aver ottenuto piena autonomia nella scelta del nuovo commissario tecnico, un progetto sportivo a lungo termine che prevedeva un profilo capace di sposare la loro idea di calcio propositivo e di crescita. Con il nome di Pirlo, il progetto aveva trovato la sua sintesi dopo il no di Pep Guardiola.
Ora che questa scelta è stata bloccata da pressioni esterne alla sfera tecnica, Maldini e Leonardo si trovano a dover riconsiderare la loro permanenza. La prospettiva di dover accettare un allenatore non allineato con il loro progetto o, peggio, di vedersi imporre una figura esterna, rende concretissimo lo scenario delle dimissioni.
Il Consiglio federale di martedì 28 luglio potrebbe quindi trasformarsi in un vero e proprio consiglio di guerra, con Maldini e Leonardo pronti a gettare la spugna dopo appena due settimane dall'insediamento, lasciando la panchina azzurra in un vuoto tecnico e dirigenziale senza precedenti.
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