Italia, il giorno della verità per Malagò: vertice con Maldini e Leonardo, futuro in bilico
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Redazione Sport
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Il clima, rispetto a pochi giorni fa, è radicalmente cambiato. Se in occasione dell'incontro in Lega i sorrisi di rito avevano accompagnato la presentazione del nuovo corso targato Giovanni Malagò, con Paolo Maldini e Leonardo al fianco del presidente della FIGC, adesso l'aria che si respira è decisamente più tesa. La mancata nomina di Andrea Pirlo a commissario tecnico della Nazionale ha aperto una voragine nel progetto di rifondazione del calcio italiano, mettendo in discussione le basi stesse del nuovo assetto federale.
L'annuncio, arrivato direttamente dall'ex centrocampista sui social, ha di fatto inasprito gli animi e ora, a poche ore dal cruciale Consiglio Federale di domani, il futuro del direttore tecnico e del suo advisor brasiliano è appeso a un filo.
Il cortocircuito Pirlo e la sfida alla visione di Maldini
La candidatura di Andrea Pirlo, caldeggiata con convinzione dalla neo coppia dirigenziale formata da Maldini e Leonardo, è naufragata in poco più di un fine settimana. A far saltare il banco è stata la bufera mediatica e politica legata al ruolo di global ambassador che l'ex centrocampista ricopre per Fonbet, un'agenzia di scommesse russa.
La circostanza, in un contesto internazionale segnato dalla guerra in Ucraina, è stata giudicata dal presidente Malagò come un ostacolo insormontabile per ragioni di opportunità, portando alla decisione di interrompere l'iter che avrebbe dovuto portare alla nomina ufficiale del nuovo ct. Una decisione che, però, rischia di trasformarsi in un boomerang per l'intera governance. Per Maldini e Leonardo, infatti, questa non è una semplice rinuncia a un candidato, ma una vera e propria invasione di campo, una lesione dell'autonomia decisionale che era stata loro garantita.
Fonti vicine alla dirigenza azzurra sottolineano come il veto di Malagò, per quanto motivato da ragioni di immagine, rappresenti un precedente pericoloso che mina alla radice la fiducia del neo direttore tecnico, il quale avrebbe posto come condizione sine qua non per il suo incarico la piena indipendenza nella scelta del nuovo allenatore.
Vertice a Roma: l'ora delle scelte per il presidente
In questo clima di crescente tensione, la giornata di oggi assume un'importanza capitale. Come riportato da diverse fonti, è in programma a Roma un faccia a faccia decisivo tra Giovanni Malagò, Paolo Maldini e Leonardo. Un incontro che si preannuncia come un vero e proprio bivio per la FIGC, chiamata a decidere se proseguire su un sentiero di rottura o tentare una ricomposizione dell'unità dirigenziale.
L'obiettivo dichiarato del presidente è quello di presentare comunque un nome per la panchina azzurra già domani, in occasione del Consiglio Federale, ma la tempistica serrata rischia di giocare a sfavore di una mediazione.
La posizione di Maldini, sostenuta da Leonardo, appare al momento granitica: come riportato dalla Gazzetta dello Sport, i due non intendono fare marcia indietro e sarebbero pronti a rassegnare le dimissioni qualora il presidente dovesse imporre un profilo tecnico non condiviso, o peggio, ritenuto inadeguato al progetto di rinnovamento profondo che intendono portare avanti. Il rischio di un divorzio lampo, a nemmeno tre settimane dalla nomina, è concreto e getterebbe il calcio italiano in una crisi istituzionale senza precedenti.
Le alternative sul tavolo e lo spettro delle dimissioni
Nel frattempo, il toto-ct si è riaperto in modo vorticoso, con i nomi di Antonio Conte e Roberto Mancini che tornano prepotentemente di moda. Il primo sarebbe il preferito dalle società di Serie A, rappresentando il profilo del vincente e del carattere forte; il secondo, invece, è considerato l'uomo del presidente, un tecnico già noto e stimato da Malagò che potrebbe rappresentare una soluzione di ripiego per salvare la baracca.
Tuttavia, per Maldini e Leonardo, virare su uno di questi due profili significherebbe uno strappo definitivo con la loro idea di calcio, che invece guardava a un tecnico più giovane, con un'identità ben precisa e capace di iniziare un ciclo lungo. L'ex difensore, parlando di tempi lunghi, si riferiva a un progetto che necessita di una partenza sprint, ma che non può essere improvvisato.
La vicenda russa è vista dal duo dirigenziale come un semplice pretesto per minare la loro autonomia e per mettere i bastoni tra le ruote a un progetto che alcuni, all'interno del sistema calcio, non avrebbero mai digerito. La sensazione è che la partita si giochi tutta nella giornata di oggi: da un lato Malagò, con la necessità di chiudere la questione ct per evitare un vuoto di potere; dall'altro Maldini e Leonardo, pronti a giocarsi il tutto per tutto pur di difendere le loro prerogative e una visione che per loro è stata la ragione stessa per accettare l'incarico.
Un progetto al capolinea? La cronaca di una crisi annunciata
Appena due settimane fa, l'arrivo di Paolo Maldini come direttore tecnico e di Leonardo come advisor veniva accolto come un evento epocale, una ventata di aria nuova dopo gli anni bui segnati dall'ennesima mancata qualificazione ai Mondiali. Il progetto presentato ai presidenti della Serie A era stato definito visionario e riformista, un piano ambizioso che guardava al futuro con l'obiettivo di riportare l'Italia al centro del calcio internazionale con un orizzonte temporale di quattro anni.
L'approccio di Maldini e Leonardo, volto a sovrintendere l'intera filiera delle Nazionali con un'ottica da club, sembrava aver trovato finalmente il supporto del vertice federale. Oggi, quel progetto appare improvvisamente fragile, esposto alle prime, durissime intemperie della realtà politica e degli equilibri interni.
L'ex difensore del Milan, che in passato aveva sempre declinato inviti a ricoprire ruoli istituzionali, aveva accettato questa sfida proprio perché gli erano stati garantiti pieni poteri e la possibilità di plasmare la squadra e lo staff come meglio credeva. Se questa autonomia venisse meno, la sua permanenza alla guida tecnica della FIGC perderebbe ogni ragion d'essere.
Un'eventuale uscita di scena di Maldini e Leonardo, a questo punto, non sarebbe solo la fine di un sogno, ma l'inizio di un nuovo, doloroso capitolo di un calcio italiano che sembra incapace di risollevarsi dalle proprie ceneri.
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