Pirlo, il caso Fonbet e il nodo russo che blocca la panchina della Nazionale
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Redazione Sport
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L' attesa per l'ufficializzazione del nuovo commissario tecnico della Nazionale si trascina ormai da giorni, ma la fumata bianca che dovrebbe incoronare Andrea Pirlo sembra essersi improvvisamente dissolta in una nuvola di polvere sollevata da una bufera politica che ha ben poco a che fare con il gioco del calcio.
Ciò che appariva come una scelta tecnica ormai scontata, caldeggiata dal direttore tecnico Paolo Maldini e dal suo braccio destro Leonardo, si è arenata sugli scogli di un contratto di sponsorizzazione che lega l'ex centrocampista alla società russa di scommesse sportive Fonbet, scatenando un vespaio di critiche che hanno costretto il presidente della Figc Giovanni Malagò a fermare tutto e a chiedere di vedere nero su bianco gli accordi in essere.
L'iter che avrebbe dovuto portare alla nomina del nuovo selezionatore, così, si è trasformato in un caso politico di non poco conto, dove il prestigio di una figura istituzionale come quella del ct si scontra con le delicate implicazioni geopolitiche del nostro tempo.
Che cos'è Fonbet e il legame con l'oligarca Lomakin
Il fulcro della questione è Fonbet, la principale agenzia di bookmaker russa, per la quale Pirlo ricopre il ruolo di "global ambassador" a partire dall'ottobre del 2025. L'azienda, che conta circa 4.000 dipendenti, aveva presentato l'accordo con l'ex campione del mondo come un vero e proprio trofeo, una dimostrazione del fatto che, nonostante le sanzioni e l'isolamento internazionale seguiti all'invasione dell'Ucraina del 2022, il marchio potesse ancora contare su icone del calcio mondiale per garantirsi visibilità e prestigio.
Il legame di Pirlo con la società di scommesse, tuttavia, non è un rapporto diretto e isolato, ma si intreccia con la sua attuale esperienza professionale: da maggio 2025, l'ex regista di Inter, Milan e Juventus siede sulla panchina dello United Fc di Dubai, un club di seconda divisione degli Emirati Arabi Uniti la cui proprietà fa capo all'oligarca russo Sergey Lomakin.
Lomakin, 52 anni, è un imprenditore dal patrimonio stimato in 1,2 miliardi di dollari, cofondatore del marchio di discount Fixprice e figura che, pur non essendo colpita dalle sanzioni di Stati Uniti e Unione Europea, è finita nella lista nera dell'Ucraina; i suoi interessi economici si estendono anche al calcio, con la Rodina Mosca in Russia e il Pafos a Cipro, e soprattutto con una partecipazione rilevante in Fonbet, una società che vanta stretti legami con il colosso energetico Gazprom.
La ricostruzione della vicenda e il viaggio a Mosca
La posizione di Pirlo è diventata insostenibile quando, a fine maggio, ha preso parte a un viaggio a Mosca insieme a un altro ex calciatore italiano, Marco Materazzi, per assistere alla finale della Coppa di Russia e partecipare a un evento di pubbliche relazioni organizzato proprio da Fonbet.
Le immagini dei due ex campioni intenti a firmare autografi e a posare per foto ufficiali, in una sorta di operazione di normalizzazione del regime di Putin, hanno fatto immediatamente il giro del mondo, suscitando reazioni indignate in particolar modo dall'Ucraina, dove quei giorni erano segnati da uno dei più pesanti bombardamenti su Kiev dall'inizio del conflitto.
A ciò si aggiunge la presenza, durante l'evento, del cantante Shaman, noto per le sue canzoni di stampo propagandistico a sostegno dell'invasione russa, un dettaglio che ha ulteriormente aggravato la percezione di un appoggio, seppur indiretto, al Cremlino.
Il contrattacco di Shevchenko e le critiche politiche
A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stata l'intervista rilasciata da Andriy Shevchenko, leggenda del Milan e attuale presidente della Federcalcio ucraina, che ha espresso senza mezzi termini il suo disappunto, parlando di "ferita" e di una delusione personale nei confronti di ex compagni di squadra come Pirlo, Totti e Materazzi.
Shevchenko ha dichiarato di aver parlato direttamente con molti di loro, esprimendo la sua contrarietà e la posizione dell'Ucraina, ma le sue parole sono cadute nel vuoto: "Condanno ciò che hanno fatto", ha affermato, sottolineando come queste scelte, seppur private, abbiano un peso pubblico e come lui stesso abbia dovuto prendere le distanze da rapporti che riteneva importanti.
La sua presa di posizione, carica di pathos e di un forte valore simbolico, ha trasformato la questione da un semplice fatto di cronaca sportiva a una vicenda dai chiari connotati politici, attirando l'attenzione anche del mondo politico italiano; il leader di Azione Carlo Calenda ha tuonato: "Chi fa o ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022 non dovrebbe ricoprire cariche nazionali", mentre la vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno ha parlato di "grave errore" e di una scelta che rappresenta il "piano Z del calcio italiano".
La posizione di Malagò e i legali della Figc al lavoro
Di fronte a un'ondata di critiche che rischiava di travolgere la sua stessa presidenza e l'immagine della Federazione, Giovanni Malagò ha prudentemente deciso di tirare il freno. Il presidente della Figc, che avrebbe preferito il ritorno di Roberto Mancini ma aveva concesso la sua fiducia alla scelta di Maldini e Leonardo, ora si trova a dover gestire un caso che potrebbe compromettere la partenza del nuovo corso azzurro.
La priorità è fare chiarezza: i legali della Figc sono al lavoro per studiare la natura del contratto tra Pirlo e Fonbet, con l'obiettivo di comprendere se si tratta di un accordo personale o se, come sostengono i legali del tecnico, sia invece una clausola legata al suo impiego allo United Fc e che, pertanto, decadrebbe automaticamente una volta risolto il rapporto con il club emiratino. Lo stesso Pirlo si sarebbe detto disponibile a pagare di tasca propria la penale per liberarsi dall'accordo, ma la Federazione ha già fatto sapere che non interverrà per coprire questa spesa.
In attesa di vedere il contratto, Malagò valuta la situazione con la massima attenzione, consapevole che affidare la panchina azzurra a un uomo che è stato il volto di un'azienda russa rappresenta, al di là delle questioni legali, un problema di opportunità politica e di immagine per il nostro Paese.
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