Palumbo, il primario del Sant'Eugenio arrestato per corruzione: la tangente mensile e il giro dei pazienti in dialisi
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Redazione Interno
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La busta con i soldi, tre mila euro in contanti fra pezzi da cento e da cinquanta, era già nelle sue mani quando gli agenti della Squadra mobile sono intervenuti, cristallizzando una scena che, secondo gli investigatori, si ripeteva con una cadenza pressoché regolare. Roberto Palumbo, primario di Nefrologia e Dialisi del policlinico romano Sant'Eugenio, è stato colto in flagranza mentre, a bordo di un'auto parcheggiata davanti alla sede della Regione Lazio, intascava quello che la procura non esita a definire il frutto di una corruzione. L'arresto, poi convertito in misura degli arresti domiciliari dal gip Paola Della Monica, ha sollevato il velo su un sistema che, stando all'ordinanza di custodia cautelare di 41 pagine, sarebbe basato su versamenti "a carattere mensile". Una prassi consolidata, insomma, non un episodio sporadico, che ha le sue radici in una denuncia presentata mesi fa da un collega dello stesso settore.
Le indagini partite da una denuncia a Ostia
Il percorso giudiziario che ha portato alle manette al medico, inizialmente reticente e poi parzialmente ammettente di fronte al magistrato, trova infatti il suo primo tassello in una segnalazione proveniente da ambienti professionali vicini a quelli dello stesso Palumbo. A sporgere denuncia è stato Carmelo Antonio Alfarone, nefrologo e imprenditore titolare di un centro con sedi a Ostia e alla Garbatella, il cui ruolo ha dato il via alle verifiche degli inquirenti. Un fatto, questo, che getta una luce particolare sulla dinamica investigativa, mostrando come le indagini si siano sviluppate a partire da dissidi o conoscenze interne al mondo della nefrologia capitolina, un ambito dove gli interessi pubblici delle grandi strutture ospedaliere e quelli privati delle cliniche si intrecciano con facilità.
Il sospetto sugli indirizzi ai pazienti
La corruzione per cui Palumbo è accusato non riguarderebbe, stando a quanto emerge, un favore puntuale e isolato. Gli elementi acquisiti dalla procura di Roma, la quale peraltro aveva già il primario nel mirino per analoghi reati, fanno piuttosto pensare a un meccanismo più articolato e continuativo. L'ipotesi investigativa principale, che gli inquirenti stanno approfondendo, punta infatti verso una condotta sistematica di indirizzo dei pazienti bisognosi di trattamenti dialitici verso specifiche strutture private. Una sorta di deviazione pilotata di flussi, che trasformerebbe l'influenza del primario in una merce di scambio, remunerata attraverso quei versamenti mensili in contanti, come i tremila euro sequestrati, che sfuggivano a qualsiasi tracciabilità.
Le conversazioni e il "sistema" da cambiare
A comporre un quadro ulteriormente dettagliato della vicenda contribuiscono alcune intercettazioni telefoniche, menzionate nelle carte giudiziarie, che catturano dialoghi fra Palumbo e un uomo indicato come Terra. In quelle conversazioni, come riportato dall'ordinanza, si farebbe riferimento alla necessità di "cambiare sistema". Un'espressione che, nel contesto delle indagini, assumerebbe un significato pregnante, lasciando intendere la consapevolezza, da parte degli interlocutori, della natura illecita degli accordi in essere e della loro volontà di modificarne forse le modalità, ma non l'esistenza. Sono questi frammenti di dialogo, uniti alla materialità del fermo in flagranza, a fornire alla magistratura gli estremi per ritenere sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di inquinamento probatorio.




