Il sistema dialisi del Sant'Eugenio: indagato il business sui pazienti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le indagini sul cosiddetto “sistema Palumbo”, dopo l’arresto del primario di Nefrologia Roberto Palumbo e dell’amministratore di Dialeur Maurizio Terra, conoscono una nuova, decisiva fase. Gli investigatori guidati da Roberto Pititto hanno acquisito l’intero archivio delle cartelle cliniche dei degenti del reparto, ponendo una domanda che grava come un macigno sulla vicenda: tutti quei trattamenti dialitici erano veramente necessari? L’operazione, che segue il fermo per corruzione dei due uomini – colti mentre Terra consegnava a Palumbo una mazzetta di tremila euro per il trasferimento di un ricoverato in un centro privato – mira a ricostruire la filiera dei rinvii ai pazienti. Una filiera che, secondo le accuse, sarebbe stata gestita non secondo criteri clinici, ma sulla base di tornaconti economici illeciti.

Il meccanismo dei trasferimenti e la denuncia decisiva

La magistratura sta ora esaminando i documenti acquisiti per fare luce sui rapporti, fino ad oggi opachi, tra l’attività del primario arrestato e una serie di case di cura private convenzionate. Il quadro che emerge dalle carte dell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, delinea un giro d’affari stimato in circa 1.4 milioni di euro. Secondo gli investigatori, sarebbero almeno un centinaio i pazienti che Palumbo avrebbe dirottato verso sei diverse cliniche, percependo, stando alla ricostruzione, un compenso di tremila euro a trasferimento. Il meccanismo, come spesso accade in simili vicende, è venuto alla luce grazie a una denuncia interna al mondo della sanità privata: è stato infatti Antonio Carmelo Alfarone, titolare del Rome Medical Group, a segnalare per primo alla procura l’esistenza di quel “sistema”, descrivendo una pratica di “reclutamento forzoso” dei malati bisognosi di dialisi.

Lo stile di vita e le domande senza risposta della compagna

Parallelamente all’inchiesta principale, procede l’esame delle condizioni economiche delle persone vicine all’ex primario. Gli accertamenti sulla compagna di Palumbo, Germana Sfara, hanno rivelato benefici consistenti, tra cene, viaggi e un percepimento mensile di 2.900 euro, cifra che la donna, durante gli interrogatori, ha giustificato con imbarazzo dichiarando: «Ma io non lavoro». La Sfara ha espresso pubblicamente il suo smarrimento, affermando di essersi sempre interrogata sul motivo per cui, dal 2020 al 2025, nessuno le avesse mai chiesto conto del proprio operato nonostante i ripetuti rinnovi contrattuali. «Solitamente ci dovrebbe essere, diciamo, un resoconto del lavoro», ha osservato, concludendo di aver sempre pensato che quella sua posizione privilegiata fosse semplicemente frutto di una fortuita circostanza.

L’impianto accusatorio e le nuove piste

L’acquisizione delle cartelle cliniche rappresenta dunque il tentativo di passare dalle dichiarazioni e dalle intercettazioni alla prova documentale più solida, capace di attestare o meno la reale necessità terapeutica dei trasferimenti disposti. Il lavoro della polizia, tornata nell’ospedale dell’Eur per questa seconda tranche di indagini, si concentra ora sull’incrocio meticoloso tra i percorsi di cura dei pazienti e i flussi finanziari che hanno interessato il medico e il suo entourage. L’obiettivo è dimostrare che, al centro di quelle scelte, non vi fosse l’interesse per la salute pubblica, ma un lucroso business illecito, costruito sulla pelle di persone in condizioni di vulnerabilità.

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