Il sistema Palumbo e i pazienti del sud pontino: la Regione Lazio analizza le cartelle cliniche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’inchiesta della Procura di Roma sul primario di Nefrologia del Sant’Eugenio, Roberto Palumbo, accusato di corruzione, allarga i suoi confini geografici rivelando connessioni significative anche con il sud pontino, una circostanza che emerge in modo esemplificativo da alcune intercettazioni. In quelle conversazioni, secondo gli investigatori, si evincerebbe come il medico esercitasse un “controllo della destinazione dei pazienti verso i vari centri”, indirizzandoli in maniera tale da “raggiungere il massimale consentito” verso la struttura Dialeur, della quale possederebbe, di fatto, il 60% delle quote. Una pratica che, se confermata, trasforma il percorso di cura in una macchina per generare profitti, deviando il flusso delle persone bisognose di dialisi verso un unico polo, con criteri che poco avrebbero a che fare con le necessità terapeutiche e logistiche degli assistiti.

La risposta istituzionale: una commissione sulle terapie

Di fronte alla gravità delle accuse, che coinvolgono anche la vice primaria Paola Tatangelo, la semplice indignazione non è ritenuta sufficiente. Il governatore del Lazio, Francesco Rocca, ha deciso di mobilitare un gruppo di esperti con un compito preciso e delicato: esaminare, cartella clinica per cartella clinica, i piani terapeutici applicati per escludere, o eventualmente accertare, casi di malasanità. L’obiettivo dichiarato è quello di verificare se il duo al vertice del reparto abbia tenuto fede, almeno, al giuramento professionale, prescindendo dalle logiche aziendali o dai presunti vantaggi personali. Un’operazione di trasparenza che cerca di rispondere all’allarme sociale, mentre la Asl Roma 2 ha già provveduto all’apertura di un fascicolo disciplinare e alla sospensione dal servizio di Palumbo, dopo che l’uomo era stato fermato dalla polizia mentre, secondo l’accusa, intascava tremila euro in auto da un imprenditore.

L’estensione dell’indagine e le reazioni civiche

L’attenzione delle autorità si sta ora concentrando sulle strutture convenzionate verso le quali sarebbero stati dirottati i malati, un aspetto che potrebbe rivelare l’effettiva ramificazione del sistema. In questo contesto, Elio Rosati, segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio, ha annunciato che l’organizzazione si costituirà parte civile nello scandalo, promuovendo azioni volte a tutelare pazienti e cittadini. “Grazie al lavoro della magistratura”, ha sottolineato Rosati, “speriamo possano essere chiarite” le molte questioni sollevate dalla vicenda, che gettano un’ombra inquietante sull’intero meccanismo di gestione della dialisi nel territorio. La mossa civica segnala una diffusa richiesta di verità che va oltre le pur necessarie sanzioni amministrative, toccando il cuore del rapporto di fiducia tra cittadino e servizio sanitario.

Le conseguenze immediate e il quadro giudiziario

Rocca ha lasciato intendere che, qualora i fatti venissero confermati, il primario sarà licenziato, una misura che si aggiunge alla già decisa sospensione cautelativa. L’inchiesta giudiziaria, che procede per corruzione, dipinge un quadro in cui la cura diventerebbe merce di scambio, svuotando di significato il ruolo pubblico del sanitario. La vicenda, per come è stata ricostruita finora dagli inquirenti, non si limiterebbe alla sola captazione illecita di pazienti, ma configurerebbe una vera e propria distorsione sistemica, in cui le scelte cliniche sarebbero subordinate ad accordi economici. L’analisi delle cartelle cliniche disposta dalla Regione rappresenta quindi un passaggio cruciale per distinguere, nei fatti concreti, l’errore dalla negligenza e la pratica scorretta dalla possibile frode ai danni del servizio pubblico.

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