Pd e il "salto della scheda" a Bruxelles, la controversa tecnica di voto

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Partito Democratico (Pd) si starebbe specializzando nel "salto della scheda" a Bruxelles, una tecnica che consiste nello sfilare il badge elettronico dallo scranno nel momento del voto su una risoluzione o un emendamento che non si condivide, ma su cui non si vuole lasciare segno del proprio dissenso. Questa pratica, descritta da Pietro Guastamacchia sul Foglio, non è semplice da attuare, poiché durante le sessioni di voto si analizzano decine di testi con centinaia di emendamenti.

Giovedì scorso, il Parlamento europeo, durante la sessione plenaria, ha approvato a larga maggioranza una risoluzione di condanna della disinformazione russa per giustificare la guerra in Ucraina, con particolare riferimento all’uso distorto della storia da parte di Putin. Al voto in aula non ha partecipato il Pd, che aveva votato in commissione contro il punto 14. Il partito di Elly Schlein ha contestato il passo in cui, oltre a deplorare l’utilizzo negli spazi pubblici di simboli dei regimi totalitari, si chiede di vietare, all’interno dell’Unione, l’uso dei simboli nazisti e comunisti sovietici, così come dei simboli dell’attuale aggressione russa contro l’Unione.

La risoluzione, che ha passato l’esame della Plenaria con 480 voti favorevoli, 58 contrari e 48 astensioni, denuncia l’opera di disinformazione orchestrata da Mosca e amplia il discorso con vari esempi, dalla lettura putiniana del Patto Molotov-Ribbentrop a quella che gli eurodeputati considerano una mancata condanna delle violenze contro oppositori e minoranze durante il periodo sovietico.

Il Pd, che aveva già espresso il proprio dissenso in commissione, ha scelto di non partecipare al voto in aula, evitando così di lasciare traccia del proprio dissenso. Questa scelta ha suscitato polemiche e critiche, soprattutto in relazione alla decisione di equiparare il comunismo sovietico al nazismo e di vietare l’uso dei relativi simboli.

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