Binaghi su Sinner: "Un italiano anomalo, l'opposto di certi campioni del passato"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   “È facile difenderlo per quel che fa in campo e per quel che dice fuori”. Con questa netta dichiarazione, il presidente della Federazione italiana tennis e padel, Angelo Binaghi, ha tracciato un ritratto del campione Jannik Sinner, sottolineandone il carattere atipico nel panorama sportivo nazionale. Il numero uno della Fitp, analizzando un anno straordinario per il movimento tennistico azzurro, ha dipinto Sinner come una figura diametralmente opposta ad altri atleti iconici della storia italiana, come Alberto Tomba, Valentino Rossi o Marco Pantani, pur senza negarne il mito. Un’anomalia, la sua, che risiede in un equilibrio raro fra il talento assoluto, capace di conquistare il secondo posto nel ranking mondiale, e una condotta pubblica e privata sempre misurata, la quale, a suo dire, ha finito per “zittire chi l’ha messo alla gogna”. Binaghi, che ha elogiato senza mezzi termini l’operato del tennista altoatesino arrivando ad affermare che “meriterebbe una statua”, ha così posto l’accento su un modello vincente che trascende il solo risultato sportivo.

Un movimento in salute oltre il fenomeno Sinner

Se l’exploit del campione di Sesto Pusteria rappresenta il faro più luminoso, l’ottimismo del presidente federale poggia su basi più ampie, che vedono l’intero settore in piena espansione. Il 2025, del resto, è stato un annata ricca di successi per il tennis italiano, coronata da vittorie in prove dello Slam, dalle ATP Finals, dalla riconquista della Coppa Davis e dai trionfi nella Billie Jean King Cup, elementi che, presi insieme, certificano una profondità di squadra raramente vista in precedenza. Binaghi, delineando il futuro, non ha nascosto un obiettivo ambizioso: il sorpasso sul calcio, in termini di importanza nel panorama sportivo nazionale. Una prospettiva che, fino a poco tempo fa, sarebbe parsa irrealistica, ma che il calo di appeal del football e la crescita esponenziale del tennis – trainata anche da una schiera di giovani promettenti – rendono oggi un’ipotesi concretamente discutibile.

Il sogno del quinto Slam e la difesa a oltranza

Tra i progetti sul tavolo, quello di elevare gli Internazionali d’Italia di Roma al rango di quinto torneo del Grande Slam rimane un traguardo prioritario, sebbene di complessa realizzazione, per la federazione. Un tema, questo, che si intreccia con la volontà di capitalizzare il momento di grazia, trasformando l’entusiasmo in strutture e radicamento duraturo. In questo contesto, la figura di Sinner viene costantemente presa a paradigma, non solo per i successi ma per l’impeccabile condotta che lo caratterizza. Binaghi, respingendo con forza le critiche che in passato avevano talvolta circondato l’atleta, ha liquidato gli “opinionisti da strapazzo”, suggerendo come i fatti, ovvero le vittorie e il comportamento esemplare, siano stati gli unici argomenti necessari a ribaltare qualsivoglia pregiudizio iniziale.

Lo sguardo al futuro tra realtà e ambizione

Il bilancio, dunque, non può che essere positivo, mentre lo sguardo si proietta già verso nuovi traguardi. Il presidente, definendosi “fiume in piena”, ha confermato l’intenzione di mantenere alta l’attenzione sul movimento, puntando su un’organizzazione solida e su una generazione di atleti che sembra destinata a dominare la scena ancora a lungo. Senza voler speculare su sviluppi futuri, la realtà attuale mostra un tennis italiano allo zenit, con un capitano, Binaghi, e un campione, Sinner, che incarnano – seppur con ruoli differenti – una linea di serietà e competenza. Una combinazione che, forse, rappresenta la vera novità di un’epoca d’oro che va ben oltre i confini del campo da gioco.

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