Superato il picco dei contagi dell'influenza, ma Bassetti avverte: «Da qui ad aprile altri 5 milioni di casi. Non c'è solo la variante K»
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Redazione Salute
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Il picco dei contagi per la stagione influenzale 2025-2026, quello che aveva messo in ginocchio milioni di italiani tra dicembre e gennaio, può dirsi ormai superato. I numeri diffusi dalla sorveglianza RespiVirNet dell'Istituto Superiore di Sanità, relativi alla prima settimana di febbraio, disegnano un quadro in chiaroscuro: l'incidenza totale delle infezioni respiratorie acute si è fermata a 9,7 casi per mille assistiti, un dato in calo rispetto ai 10,1 della settimana precedente, con una diminuzione che riguarda trasversalmente tutte le fasce d'età, compresa quella dei bambini piccoli, storicamente la più esposta. Eppure, nonostante il respiro di sollievo, il direttore della clinica di Malattie infettive del policlinico San Martino di Genova, Matteo Bassetti, invita a non abbassare la guardia: la stagione influenzale, per sua natura, ha una coda lunga e potrebbe riservare ancora delle sorprese.
La previsione di Bassetti e il rischio di una recrudescenza
«La stagione influenzale normalmente dura tutto febbraio, si spinge fino a marzo e talvolta lambisce anche aprile», ha spiegato l'infettivologo, analizzando la curva epidemiologica. Il dato sostanziale, al netto del calo fisiologico degli ultimi giorni, è che il conteggio totale dei malati deve ancora raggiungere la quota prevista ad inizio inverno. «Si erano previsti circa 15-16 milioni di casi per quest'anno – ha ricordato Bassetti – e probabilmente ci arriveremo. Siamo a poco meno di 11 milioni, il che significa che mancano ancora 5 milioni di italiani che, da qui alla primavera, dovranno fare i conti con il virus». Una previsione che non esclude la possibilità di un nuovo, seppur minore, aumento dei contagi: «Non escluderei che nei primi giorni di marzo possiamo trovarci di fronte a una risalita dei casi – ha aggiunto – magari non tale da raggiungere il picco di fine dicembre, ma sufficiente a richiamare l'attenzione sull'importanza di non abbassare la guardia».
Oltre l'influenza: la circolazione degli altri patogeni e i danni collaterali
A complicare il quadro clinico, inoltre, non c'è solo il virus influenzale di per sé, tantomeno la sola variante K, il sottotipo di H3N2 che ha dominato la scena in queste settimane e che, secondo le analisi di sequenziamento, rimane prevalente nell'ambito del più ampio clade 2a.3a.1. «C'è una circolazione di molti virus diversi», ha ribadito Bassetti, citando la presenza significativa del virus respiratorio sinciziale, dei rhinovirus, degli adenovirus e di batteri come lo pneumococco, i cui effetti si sommano a quelli dell'influenza vera e propria. Un aspetto, questo, che contribuisce a spiegare la pressione ancora elevata sui reparti ospedalieri, dove nella sola ultima settimana si è registrato un incremento di 21 ricoveri, per un totale di 194 pazienti alle prese con complicanze serie. L'infettivologo ha poi richiamato l'attenzione su una recente pubblicazione scientifica, la quale evidenzia come le forme influenzali possano comportare, in alcuni soggetti, il rischio di danni collaterali a carico del cuore, una evenienza che impone particolare cautela nella gestione dei pazienti fragili o con pregresse patologie cardiovascolari.
I sintomi gastrointestinali e la loro origine virale
Parallelamente alla diminuzione delle polmoniti, i medici di medicina generale stanno registrando in queste settimane una diffusione massiccia di sintomi a carico dell'apparato digerente. Diarrea, vomito e crampi addominali sono sempre più spesso il motivo delle richieste di visita, ma secondo Bassetti si tratta di un quadro clinico da non attribuire erroneamente all'influenza. «C'è molta patologia gastroenterica legata a virus diversi dall'influenza – ha chiarito lo specialista – come enterovirus, rotavirus e norovirus». Si tratta di agenti patogeni che, sebbene fastidiosi e debilitanti, hanno una durata limitata a due o tre giorni e si presentano con un quadro molto meno impegnativo rispetto alle sindromi influenzali classiche, caratterizzate invece da febbre alta, tosse e dolori muscolari diffusi. Una distinzione, questa, che serve ai clinici per orientare la terapia e rassicurare i pazienti sulla natura autolimitante del disturbo.
Il quadro epidemiologico e l'incidenza nelle fasce deboli
Se il trend generale è in discesa, l'analisi dei dati settimanali conferma che il virus continua a colpire con maggiore intensità i bambini al di sotto dei cinque anni: nella fascia 0-4 anni l'incidenza si attesta ancora a 38 casi per mille assistiti, in lieve flessione rispetto ai 40 della settimana precedente, ma comunque su livelli che richiedono attenzione. Il calo generalizzato dei contagi, che ha riguardato anche le regioni del Sud come Puglia, Basilicata e Campania, dove l'intensità era rimasta mediamente più alta fino a pochi giorni fa, non deve trarre in inganno: il virus continuerà a circolare per settimane e la maggior parte dei casi gravi, come sottolineato dallo stesso Istituto Superiore di Sanità, continua a verificarsi tra le persone che non si sono sottoposte alla vaccinazione. Uno scenario, quello tratteggiato da Bassetti, che conferma la necessità di una sorveglianza costante fino all'esaurimento naturale della curva epidemica, previsto per la tarda primavera.




