Influenza K, la variante che spinge i contagi: il picco atteso tra Natale e Capodanno

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Mentre le festività si avvicinano, portando con sé quel naturale moltiplicarsi di incontri e spostamenti che ne è il corollario, l'influenza stagionale accelera la sua corsa in Italia, trovando nella cosiddetta variante K, ormai dominante, un potente alleato per la trasmissione. Il nome, che evoca involontariamente brutte pagine del passato, non deve però trarre in inganno: la sua pericolosità intrinseca, almeno secondo le prime valutazioni degli esperti, non appare straordinariamente elevata. Fabrizio Maggi, direttore del laboratorio di virologia e biosicurezza dello Spallanzani, osserva come si tratti di un ceppo forse un po' più contagioso e persistente rispetto a quelli circolati lo scorso inverno, con rischi maggiori – com'è logico attendersi – per le fasce di popolazione più vulnerabili. È comunque la sua diffusibilità a preoccupare, in un contesto che vede il Paese già ampiamente interessato dall'ondata influenzale, la quale, dopo aver colpito con forza nazioni come Australia, Giappone e Inghilterra, si sta ora manifestando in tutta la sua portata anche da noi.

La situazione regionale: numeri in rapida ascesa

I dati regionali, del resto, offrono un quadro eloquente della dinamica in atto. In Lombardia, per esempio, si stima che oltre centocinquantamila persone siano già allettate dal virus, con Milano e l'intera regione che si apprestano a vivere la fase più intensa del contagio proprio nel cuore delle feste, quando il picco – secondo le proiezioni – potrebbe toccare il suo apice. Non si tratta di un'eccezione: in Piemonte l'influenza ha giocato d'anticipo, sostituendosi al Rhinovirus che aveva imperversato nelle settimane precedenti, e mettendo a letto, si calcola, circa ottantamila persone nel giro di soli sette giorni. Un effetto moltiplicatore, quello legato agli eventi sociali del periodo, che le autorità sanitarie monitorano con attenzione, consapevoli della pressione che un simile incremento di casi può esercitare sui servizi territoriali.

I sintomi per riconoscere la variante

Ma come si distingue questa influenza, battezzata con la lettera K dai comitati internazionali di tassonomia virale? Gli esperti indicano tre segnali chiari, una sorta di "spie rosse" che ne caratterizzano l'esordio e il decorso: un innalzamento improvviso della temperatura rea al di sopra dei trentotto gradi, la comparsa di almeno un sintomo respiratorio – tosse o rinorrea sono i più comuni – e la manifestazione di un disturbo sistemico, come dolori muscolari diffusi o una spossatezza particolarmente marcata. Sono questi gli elementi, non certo il nome del ceppo, su cui è opportuno concentrare l'attenzione per un primo riconoscimento della patologia, il cui andamento, per la maggior parte delle persone in buona salute, rimane comunque contenuto nell'ambito di una sintomatologia gestionabile.

Il contesto internazionale e le prospettive immediate

Il panorama internazionale, d'altronde, ha già mostrato cosa possa accadere con la circolazione di queste varianti: in alcune nazioni si è registrato un numero di casi fino a cinque volte superiore a quello della stagione precedente, un dato che fa riflettere sulla potenziale velocità di propagazione. In Italia, gli aggiornamenti provenienti dai servizi di epidemiologia regionale confermano una curva in netta ascesa, con la variante K che ha ormai soppiantato le altre in termini di prevalenza. Il periodo che va da Natale all'inizio di gennaio, tradizionalmente il più critico per la diffusione di qualsiasi agente patogeno respiratorio, rappresenterà dunque il banco di prova per la tenuta del sistema, mentre gli specialisti continuano a studiare le caratteristiche del virus, il cui comportamento – è bene ribadirlo – non sembra destare allarmi particolari sul piano della gravità clinica per la popolazione generale.

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