Influenza in anticipo e con forza, la variante K spinge i contagi oltre le attese
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Redazione Salute
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La stagione influenzale, inauguratasi con netto anticipo, ha già messo a letto centinaia di migliaia di persone, superando in diverse regioni i livelli raggiunti nel periodo corrispondente dello scorso anno. I grafici di monitoraggio, che disegnano una curva dei contagi insolitamente ripida, parlano chiaro: in Piemonte, ad esempio, si stimano già quasi mezzo milione di casi dall'inizio di ottobre, con un'incidenza particolarmente aggressiva tra i bambini e gli adolescenti sotto i quattordici anni. La settimana che ha preceduto le feste ha visto da sola oltre ottantunmila nuovi malati, un dato che lascia intendere come il picco epidemico, se non ancora del tutto raggiunto, sia ormai prossimo. L'impennata, del resto, non risparmia alcuna area del paese, dal Veneto alla Sicilia, costringendo le strutture sanitarie a pianificare contromisure per evitare il collasso dei dipartimenti d'emergenza dopo le vacanze.
Il virus "superflu" che viaggia con le feste
A guidare questa ondata precoce e vigorosa è principalmente una variante, battezzata informalmente "K" dagli esperti, che rappresenta un'evoluzione del ceppo H3N2. La sua elevata contagiosità, unita alle tradizionali abitudini sociali del periodo natalizio – caratterizzate da riunioni in spazi chiusi e poco ventilati – rischia di trasformarla in un'autentica miccia, in grado di far esplodere il numero dei contagi da qui a metà gennaio. Alcuni, data la velocità di propagazione, la definiscono già un "superflu", un termine che rende l'idea della sua potenziale pervasività. Mentre i sistemi di sorveglianza, come la rete RespiVirNet che coinvolge medici di base e ospedali, continuano a tracciare la sua diffusione, l'attenzione si sposta inevitabilmente sugli strumenti di prevenzione disponibili, a partire dalla vaccinazione, la cui efficacia contro questo specifico ceppo resta confermata dalle evidenze scientifiche.
L'allarme dai pediatri e le crepe nelle coperture
Proprio sul fronte della profilassi, però, arrivano segnali contrastanti che accrescono la preoccupazione degli specialisti. Se da un lato, in regioni come la Campania, le coperture vaccinali pediatriche di base si mantengono su livelli elevati, oltre il novanta per cento, dall'altro si registra un calo preoccupante nei richiami destinati ai bambini in età prescolare e agli adolescenti. È proprio questa fascia, spesso meno monitorata, a costituire un potenziale anello debole nella catena di contenimento del virus. I pediatri, che già temono un'ondata capace di coinvolgere fino a venti milioni di persone a livello nazionale con un apice tra gennaio e febbraio, sottolineano come una protezione incompleta possa favorire la circolazione del patogeno, con tutte le conseguenze del caso.
Il sistema sanitario si prepara alla prova
La combinazione tra un virus particolarmente trasmissibile e dinamiche sociali che ne facilitano la diffusione pone dunque una sfida concreta all'organizzazione sanitaria. Gli ospedali, consci del rischio, stanno già valutando protocolli per gestire l'atteso afflusso nei pronto soccorso, cercando di scongiurare situazioni di tilt operative. La situazione, per quanto monitorata, resta fluida e dipendente da molteplici fattori, incluso il comportamento individuale. Quello che è certo, osservando i numeri che crescono settimana dopo settimana, è che la stagione influenzale ha scelto di presentarsi con un vigore che non si registrava da tempo, costringendo a ripensare le consuete tempistiche e a fare i conti con una variante che sembra aver trovato una strada spianata per diffondersi.




