Trump e al-Sharaa, un faccia a faccia che segna la storia
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Redazione Esteri
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I media di tutto il mondo, da quelli arabi a quelli internazionali, non esitano a definire “storico” l’incontro svoltosi allo Studio Ovale tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader siriano Ahmed al-Sharaa, un aggettivo che, in questo frangente, pare trovare piena legittimità. Oltre a rappresentare il primo capo di Stato di Damasco a varcare quella soglia dall’indipendenza del paese, proclamata nel 1946 dopo la fine del mandato francese, al-Sharaa porta con sé un passato che pochi, fino a poco tempo fa, avrebbero potuto immaginare seduto a quel tavolo. La sua militanza jihadista, condotta sotto il nome di battaglia di Abu Mohammed Al-Jolani, e la taglia da dieci milioni di dollari che ne aveva segnato la latitanza, appena cancellata dalle liste antiterrorismo, rendono questo faccia a faccia un evento senza precedenti, il quale, come ha sottolineato Trump, potrebbe aprire a nuovi scenari per una nazione profondamente ferita.
Le parole della Casa Bianca
“Potete aspettarvi alcuni annunci sulla Siria. Vogliamo che la Siria diventi un paese di grande successo, e credo che questo leader possa farcela”: con queste parole, pronunciate dai suoi uffici, il presidente statunitense ha commentato l’esito dei colloqui, elogiando apertamente il suo omologo. Trump ha inoltre affermato che il passato “difficile” di al-Sharaa, lungi dall’essere un ostacolo, potrebbe costituire un elemento di forza nel complesso processo di ricostruzione del paese, dilaniato da anni di un conflitto che ha lasciato cicatrici profonde nell’assetto sociale e nelle infrastrutture, un compito immane al quale pochi sarebbero in grado di far fronte.
Un nuovo corso per la diplomazia
L’arrivo del presidente siriano a Washington, che giunge a poca distanza dalla visita del premier ungherese Viktor Orbàn, sembra delineare i contorni di una strategia diplomatica articolata, la quale, dopo il via libera concesso a Budapest per gli acquisti energetici dalla Russia e l’annuncio del prossimo vertice sull’Ucraina, prova a ridisegnare gli equilibri in Medio Oriente. L’incontro con al-Sharaa, figura così controversa eppure centrale per qualsiasi soluzione duratura, segna un’inversione di rotta netta rispetto alle politiche del passato, puntando su un dialogo diretto con attori un tempo considerati irrimediabilmente ostili.
Il peso di un passato jihadista
La transizione di Ahmed al-Sharaa, da comandante jihadista a interlocutore riconosciuto sulla scena mondiale, rappresenta di per sé un elemento di straordinaria rilevanza politica. Quel nome de guerra, Abu Mohammed Al-Jolani, che evoca un periodo di violenza e militanza estrema, viene ora associato a una possibile speranza di stabilità, una parabola che pochi analisti avrebbero saputo prevedere e che getta una luce nuova sulle dinamiche di riconciliazione e potere nella regione. La rimozione della taglia, atto formale ma carico di significato, ha di fatto spianato la strada a questo dialogo, mostrando una prassi diplomatica che non teme di affrontare le complessità più spinose.




