Trump e al-Sharaa, la fragranza della diplomazia oltre il jihad

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il viaggio che ha condotto Ahmed al-Sharaa, noto come Abu Mohammed al-Jolani, alla Casa Bianca è stato fulmineo e costellato di record personali, un percorso inimmaginabile fino a pochi mesi fa. L'ex leader di al Qaeda in Siria, l'uomo su cui pesava una taglia da dieci milioni di dollari spiccata dal Pentagono, non aveva fatto in tempo a insediarsi a Damasco – dopo la caduta del presidente Bashar Assad – che le cancellerie occidentali già lo riconoscevano come il legittimo leader di uno dei più importanti paesi dell'Asia occidentale. La sua ascesa, che molti hanno definito come quella di un jihadista riluttante, ha riscritto gli equilibri di un Medio Oriente che forse non sarà come lo immaginavano i cantori del conflitto a Gaza. Per la prima volta dall'indipendenza siriana nel 1946, un presidente di Damasco si è recato in visita ufficiale a Washington, ma, ancor più significativamente, è la prima volta che un ex esponente di Al Qaeda è stato invitato alla Casa Bianca, a soli ventiquattro anni dagli attentati dell'11 settembre 2001.

Un dono inaspettato e il suo significato

In occasione di questo storico incontro, tenutosi lontano dalle telecamere e dalla stampa, il presidente americano Donald Trump ha donato al leader siriano una bottiglia del suo profumo da uomo, "Victory 45-47". In un video, poi ampiamente diffuso da emittenti internazionali, si vede Trump spruzzare direttamente la fragranza addosso ad al-Sharaa, accompagnando il gesto con la rassicurazione che si trattasse della "migliore fragranza da uomo". Un episodio informale, che tuttavia si carica di un simbolismo potente, segnando una distanza abissale dalle precedenti posizioni e dalla storia personale dell'ospite.

Le parole che hanno fatto il giro del mondo

La scena, catturata in un clip che ha iniziato a circolare in rete, è stata arricchita da uno scambio verbale che ha attirato l'attenzione di molti. "Per te e tua moglie", avrebbe detto Trump consegnando il dono, per poi chiedere, con una punta di spontaneità che ha caratterizzato il suo stile diplomatico, "ma quante ne hai?". Questa battuta, apparentemente leggera, ha contribuito a definire il tono dell'incontro, un misto di pragmatismo e di approccio personale alla trattativa, elementi che hanno sorpreso gli osservatori i quali si aspettavano un protocollo più rigido.

Il peso di una nuova realtà geopolitica

L'evento, al di là dei suoi risvoltti aneddotici, sancisce una trasformazione epocale negli affari internazionali. La presenza di al-Sharaa a Washington non è solo una questione di riconoscimento politico, ma rappresenta un calcolo strategico che tiene conto dei nuovi assetti di potere emersi nella regione. L'invito, esteso nonostante il passato jihadista dell'uomo, indica una volontà di dialogare con attori un tempo considerati irrimediabilmente oltre ogni confine negoziale, piegando l'ideologia alle necessità della realpolitik e della stabilizzazione di un'area da troppo tempo in fiamme.

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