Vaccino a mrna contro il melanoma, l'istituto nazionale dei tumori di milano guida la sperimentazione mondiale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano si conferma un baluardo della ricerca oncologica mondiale, e lo fa con un primato che ha il sapore della concretezza scientifica più che dell’annuncio trionfalistico. Nel maxi-studio internazionale di fase III noto come INTerpath-001, dedicato al vaccino terapeutico a mRNA contro il melanoma, il centro milanese ha randomizzato il maggior numero di pazienti al mondo: ben 82 su un totale di 128 sottoposti a screening, superando di oltre trenta unità il secondo centro classificato, situato in Australia.

Un dato che non è solo statistico, ma racconta la capacità italiana di tessere reti di reclutamento e gestione clinica all’avanguardia, in un campo dove ogni numero, dietro le quinte, è una storia di malattia e speranza.

Il vaccino non è preventivo, ma terapeutico e personalizzato

Quando un titolo accosta le parole “vaccino” e “cancro”, la macchina dei fraintendimenti si mette subito in moto. Eppure, come sottolineano gli stessi ricercatori, quello contro il melanoma non è il classico vaccino preventivo che si somministra a una persona sana per scongiurare l’infezione; al contrario, rientra nella categoria dei vaccini terapeutici, pensati cioè per chi ha già contratto la malattia. Nel caso specifico, i pazienti arruolati hanno già subito l’asportazione chirurgica del melanoma e presentano un rischio elevato di recidiva.

La particolarità sta nell’approccio: il vaccino è costruito su misura a partire dal tessuto tumorale del singolo paziente, sfruttando la tecnologia dell’mRNA per stimolare una risposta immunitaria mirata contro i cosiddetti neoantigeni, cioè le proteine anomale espresse esclusivamente dalle cellule maligne.

Numeri da record e risultati clinici significativi

La sperimentazione INTerpath-001, condotta da Moderna in collaborazione con Merck, ha coinvolto oltre mille pazienti operati per melanoma ad alto rischio, e ha già raggiunto gli obiettivi primari prefissati. L’associazione del vaccino personalizzato con l’immunoterapia standard ha dimostrato di ridurre in modo statisticamente rilevante sia il rischio di recidiva locale che quello di metastasi a distanza, due spettri che tradizionalmente incombono sulla prognosi di questi malati.

Il primato di Milano non è solo un vanto nazionale, ma un indicatore della qualità del reclutamento e del follow-up: avere randomizzato 82 pazienti significa che il centro ha saputo selezionare, informare e gestire una coorte ampia e complessa, rispettando i rigorosi protocolli internazionali. Nessun altro istituto al mondo, neppure quelli con casistiche storiche più corpose, è riuscito a eguagliare questo traguardo.

Oltre il melanoma, la frontiera dei vaccini a mRNA si allarga

Se il melanoma ha acceso i riflettori, la notizia che forse ha un peso ancora maggiore è un’altra: la piattaforma tecnologica dei vaccini personalizzati a mRNA, resa celebre dalle vaccinazioni anti-Covid, sta ormai entrando in decine di programmi di ricerca per altri tumori solidi. L’idea di fondo è sempre la stessa – sequenziare il tumore del paziente, individuare le mutazioni uniche e progettare un innesco immunitario su misura – ma le applicazioni potrebbero estendersi a neoplasie polmonari, renali, pancreatiche e del colon-retto.

Si tratta di un cambio di paradigma: non più un farmaco uguale per tutti, ma una terapia disegnata sul codice genetico della malattia di ognuno. E se i risultati sul melanoma rappresentano la prima grande conferma di fase III, è lecito attendersi che nei prossimi anni la sperimentazione clinica si moltiplichi, spostando l’asticella sempre più in alto. Quello che sembrava un azzardo della biotecnologia, insomma, sta diventando un percorso consolidato, benché ancora irto di ostacoli produttivi e regolatori.

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