Il governo studia il meccanismo delle accise mobili per frenare i rincari dei carburanti legati alla crisi nel Golfo
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Redazione Economia
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L’escalation militare in Medio Oriente, con gli attacchi che coinvolgono direttamente l’Iran e le successive reazioni degli Stati Uniti, dove Donald Trump siede nuovamente alla Casa Bianca, ha innescato una fibrillazione immediata sui mercati energetici. Le ripercussioni, per un Paese come l’Italia strutturalmente dipendente dalle importazioni di greggio, si sono tradotte in un rincaro repentino dei prezzi alla pompa di benzina e gasolio. Una dinamica, quella attuale, che rischia di comprimere il potere d’acquisto delle famiglie e di mettere in ginocchio interi comparti produttivi, a partire dall’autotrasporto. In questo scenario di tensione, il governo sta vagliando la percorribilità di uno strumento tecnico già presente nel proprio arsenale normativo, le cosiddette accise mobili, per tentare di disinnescare la bomba sociale del caro-carburante.
L’attivazione di questo meccanismo, come spiegato dalla stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un videomessaggio, rappresenterebbe una delle risposte possibili per contrastare quelle che vengono definite “speculazioni” sui listini. Il principio su cui si fonda l’accisa mobile, introdotta con una modifica normativa nel 2023 che andava a ritoccare una precedente disciplina del 2007, è quello di una parziale sterilizzazione degli aumenti. Se il prezzo del greggio schizza verso l’alto, come avvenuto dopo le ostilità nello Stretto di Hormuz, l’Iva calcolata sul prodotto finito genera un extra-getto per l’Erario. L’idea alla base del provvedimento è quella di utilizzare proprio queste maggiori entrate, non preventivate, per abbattere la quota delle accise, mantenendo così più stabile il costo finale per il consumatore.
La sveglia delle associazioni e la pressione dell’autotrasporto
La tensione sociale, nel frattempo, è palpabile e si manifesta attraverso le richieste pressanti che giungono da più parti. Il Codacons, da giorni con i propri osservatori sui prezzi, segnala come in diverse regioni italiane la benzina in modalità self-service abbia già superato la soglia psicologica degli 1,8 euro al litro, con punte che sulle reti autostradali vedono il diesel avvicinarsi pericolosamente a quota 2,6 euro. L’associazione dei consumatori spinge per un intervento chirurgico, chiedendo un taglio immediato delle accise di almeno quindici centesimi, una misura che avrebbe il duplice effetto di calmierare i costi dei rifornimenti privati e, indirettamente, di contenere l’inflazione sui beni trasportati.
Un allarme ancora più strutturato proviene dal mondo dell’autotrasporto, un settore che la CNA descrive come esposto a quella che definisce una “tempesta perfetta”. Per un tir che percorre centomila chilometri all’anno, l’aumento registrato in pochi giorni si traduce in un aggravio potenziale di diverse migliaia di euro, una stima che, se le tensioni dovessero persistere e il prezzo del carburante dovesse incrementare ulteriormente, rischierebbe di diventare insostenibile per le piccole e medie imprese del comparto. A questo si aggiunge la denuncia di “Ruote libere”, secondo cui l’incremento del costo del gasolio, quantificato in circa trentasette centesimi al litro, avrebbe un impatto diretto di oltre undicimila euro annui su ogni autocarro.
Il nodo giuridico dell’intervento e la ricerca della copertura
Se da un lato la volontà politica sembra orientata a fornire una risposta, dall’altro l’iter per rendere operativo il taglio delle accise si scontra con la necessità di rispettare procedure precise. La norma del 2023, che ha reso più flessibile il meccanismo ereditato dalla legislazione precedente, non specifica in maniera automatica la percentuale di aumento del prezzo necessaria per innescare la riduzione fiscale, un parametro che in passato era fissato al due per cento. Per questo motivo, i tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze sono al lavoro per definire i nuovi paletti applicativi, un’operazione che dovrebbe concretizzarsi in un decreto legge da approvare in Consiglio dei ministri.
L’ostacolo principale, come spesso accade in queste circostanze, è rappresentato dalla Ragioneria dello Stato. Sebbene l’intervento si autofinanzi tecnicamente attraverso il maggior gettito Iva generato dai rincari, rinunciare a un’entrata – per quanto straordinaria – non è mai una decisione indolore per i bilanci pubblici. La misura, inoltre, dovrebbe poi essere formalizzata con un provvedimento attuativo firmato dal Ministro dell’Economia e dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Nel frattempo, il governo ha già disposto l’attivazione di una task force, coordinata dall’Autorità per l’energia, con il compito di monitorare l’andamento dei prezzi e segnalare eventuali anomalie o comportamenti speculativi lungo la filiera dei carburanti.




