Accise sui carburanti: la rimodulazione che non convince
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Redazione Economia
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È entrata in vigore la tanto discussa rimodulazione delle accise su benzina e diesel, un intervento che, nonostante le premesse di riequilibrio, rischia di lasciare insoddisfatti milioni di automobilisti. Mentre la benzina verde vede una riduzione di 1,5 centesimi al litro – scendendo da 72,80 a 71,34 centesimi –, il gasolio subisce un aumento dello stesso importo, portando l’imposta a 63,24 centesimi. Un aggiustamento che, se da un lato punta a incentivare l’uso di carburanti meno inquinanti, dall’altro grava soprattutto su chi ancora viaggia a diesel, una fetta consistente del parco auto italiano.
Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale e immediatamente operativo, rientra nel piano del governo per allineare gradualmente, nell’arco di cinque anni, le accise dei due carburanti. Un obiettivo che, però, appare ancora lontano, considerando che il differenziale resta ampio e che il peso fiscale complessivo – tra accise e Iva – continua a superare la metà del prezzo finale alla pompa.
A suscitare ulteriori polemiche è il confronto con i costi dell’elettrico. Secondo i calcoli del Codacons, con la riduzione dell’accisa sulla benzina, fare un pieno tradizionale risulta oggi più conveniente rispetto a ricaricare un’auto elettrica. Un paradosso, se si considera che la misura era stata presentata come un passo verso la transizione ecologica.




