Magistrati contro il governo Meloni, tensioni e accuse reciproche
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Redazione Interno
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Negli ultimi tempi, il Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati (Anm) ha espresso preoccupazione per gli attacchi sempre più frequenti da parte di una certa politica ai provvedimenti emessi dai magistrati italiani. Questi attacchi, secondo l'Anm, non sono motivati da critiche tecnico-giuridiche, ma piuttosto da un disaccordo con l'indirizzo politico della maggioranza governativa. In un documento approvato all'unanimità, l'Anm ha denunciato che tali attacchi mirano a screditare la magistratura e a preparare il terreno per riforme che tendono ad assoggettare il controllo di legalità alla politica.
Particolarmente nel mirino sono due misure del decreto flussi: la reintroduzione del reclamo in Corte di appello contro i provvedimenti dei tribunali sui richiedenti asilo e l'emendamento che attribuisce la competenza sulla convalida dei trattenimenti alle Corti di appello. Queste misure, secondo l'Anm, potrebbero sconvolgere l'organizzazione degli uffici giudiziari e compromettere l'efficienza del servizio.
La Lega, dal canto suo, ha replicato alle accuse dell'Anm affermando che i magistrati si screditano da soli e che dovrebbero lavorare di più. Il senatore Maurizio Gasparri ha aggiunto che sono emerse informazioni inquietanti su alcuni noti magistrati, alimentando ulteriormente il clima di tensione tra governo e toghe.
Il Comitato direttivo centrale dell'Anm ha inviato al Consiglio superiore della magistratura (Csm) una delibera per sollecitare iniziative a tutela dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura, sottolineando che delegittimare la magistratura è un'operazione che lede la tenuta democratica del Paese.




