Torture e morte di Giulio Regeni, testimonianze scioccanti in aula

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nell'aula della prima Corte d'Assise di Roma, il processo contro i quattro agenti dei servizi segreti egiziani accusati della morte di Giulio Regeni ha visto emergere dettagli agghiaccianti. Regeni, ricercatore friulano di 28 anni, fu ritrovato cadavere il 3 febbraio 2016 in un fosso lungo la strada tra Il Cairo e Alessandria d'Egitto. La testimonianza di un ex detenuto palestinese, trasmessa da Al Jazeera e ascoltata in aula, ha gettato nuova luce sulle torture subite da Regeni.

Il testimone ha raccontato di aver visto Regeni il 28 e il 29 gennaio 2016, ammanettato con le mani legate dietro la schiena e gli occhi bendati, mentre veniva condotto verso una stanza per l'interrogatorio. Le urla degli interrogatori, che chiedevano a Regeni dove avesse imparato a superare le tecniche di interrogatorio, risuonavano nei corridoi del carcere. Il testimone ha descritto Regeni come sfinito dalle torture, ma non ha potuto notare segni sul corpo poiché il giovane italiano indossava una maglietta bianca e un largo pantalone blu.

La testimonianza ha rivelato che Regeni era stato sottoposto a torture, tra cui scosse elettriche, prima di essere abbandonato sul ciglio di una strada alla periferia del Cairo. Il testimone palestinese, rinchiuso nella stessa struttura degli apparati egiziani, ha riferito di aver visto Regeni in condizioni disperate, portato in cella a spalla dai suoi aguzzini.

Il processo, che mira a fare luce sulla verità dietro la morte di Regeni, continua a raccogliere testimonianze e prove che delineano un quadro sempre più chiaro delle atrocità subite dal giovane ricercatore.

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