Omicidio Cerciello Rega, la Cassazione rende irrevocabile la condanna per Natale Hjorth
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Redazione Interno
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La vicenda giudiziaria legata all’uccisione del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega – avvenuta a Roma nel luglio del 2019, nel quartiere Prati, con undici coltellate inferte durante un tentativo di recupero di una borsa sottratta – ha trovato il suo epilogo dinanzi alla prima sezione penale della Suprema Corte. I giudici, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla difesa contro la misura della pena, hanno infatti reso definitiva la condanna a dieci anni, undici mesi e venticinque giorni per Gabriele Natale Hjorth, il cittadino americano che, lo ricordiamo, era stato accusato di concorso anomalo in omicidio. Si tratta, in buona sostanza, della chiusura di un capitolo lungo sette anni, costellato da tre processi d’appello e altrettanti pronunciamenti della Cassazione; un percorso tortuoso che ha visto alternarsi letture giuridiche contrastanti sulla effettiva consapevolezza, da parte dell’imputato, dell’identità della vittima.
Il nodo del «concorso anomalo» e la decisione della Cassazione
Proprio su questo punto, ovvero la presunta ignoranza che l’obiettivo dell’intervento dei carabinieri – i quali si erano presentati in borghese per un appuntamento concordato dopo il furto con strappo – fosse un militare dell’Arma, si è giocata una parte decisiva della strategia difensiva. I legali di Hjorth avevano insistito più volte sulla circostanza secondo cui il loro assistito non sapeva che la vittima fosse un carabiniere, elemento che ha orientato la qualificazione giuridica verso il cosiddetto concorso anomalo, previsto dall’articolo 116 del codice penale. La Cassazione, tuttavia, ha ritenuto inammissibili le doglianze relative alla durata della pena, rendendo così irrevocabile una sentenza che, va detto, non riguarda il fatto materiale del ferimento – per il quale fu condannato anche l’altro giovane coinvolto, Finnegan Lee Elder – ma il diverso titolo di responsabilità penale ascritto a Hjorth.
Roma, luglio 2019: i fatti che hanno scosso la Capitale
Per comprendere la complessità dell’inchiesta – una delle più seguite e drammatiche degli ultimi anni nella cronaca romana – occorre tornare a quella notte d’estate del 2019, quando Cerciello Rega, appena rientrato dal viaggio di nozze, intervenne con un collega per un presunto tentativo di estorsione legato al recupero di uno zaino. Non fu mai provato, nel corso dei vari gradi di giudizio, che Hjorth avesse sferrato personalmente le coltellate mortali; tuttavia, la sua presenza attiva e il ruolo di supporto nell’aggressione hanno portato i giudici a configurarne la responsabilità in forma concorsuale. Elder, lo ricordiamo, ha già avuto una vicenda giudiziaria separata con condanne differenti, mentre per Hjorth la battaglia in Cassazione si è conclusa ora con l’inammissibilità del ricorso, che equivale a una conferma integrale della pena già stabilita nei precedenti passaggi processuali.
Il rientro in carcere e le implicazioni del caso
Di conseguenza, il giovane americano – la cui posizione era stata sospesa nelle more dell’ultimo esame da parte della Suprema Corte – dovrà fare ritorno in carcere per scontare la pena residua. La decisione della Cassazione, come spesso accade in casi di questa gravità, non entra nel merito delle argomentazioni difensive quando le ritiene prive dei requisiti di novità o rilevanza tali da giustificare un nuovo giudizio. E così, dopo sette anni di udienze e rinvii, il cerchio si chiude per la famiglia di Cerciello Rega, senza che ciò implichi – va precisato – un giudizio sulla presenza o meno di eventuali depistaggi o su altre piste investigative, che erano state escluse già nei gradi precedenti. Il caso, dal punto di vista strettamente giudiziario, è dunque archiviato nei confronti di Hjorth.




