Omicidio Cerciello Rega, la Cassazione rende definitiva la condanna per Hjorth
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Redazione Interno
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La lunga scia giudiziaria che si trascinava ormai da sette anni, legata all’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega – ucciso con undici coltellate a Roma nella notte tra il 25 e il 26 luglio del 2019 – ha trovato un nuovo, decisivo capolinea. I giudici della prima sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza depositata ieri, hanno infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa di Gabriel Natale Hjorth per quanto concerne la determinazione della pena; un verdetto, questo, che rende irrevocabile la condanna a 10 anni, 11 mesi e 25 giorni di reclusione per il cittadino statunitense, accusato di concorso anomalo nell’omicidio del militare originario di Somma Vesuviana.
Un iter processuale lungo e tortuoso
La decisione degli "ermellini" arriva al termine di un procedimento giudiziario particolarmente complesso, caratterizzato da continui rinvii tra i vari gradi di giudizio e da una significativa riduzione della pena rispetto alla sentenza di primo grado, dove per entrambi gli imputati era stato richiesto l’ergastolo. Nello specifico, la Suprema Corte ha recepito l’impianto della sentenza emessa nello scorso luglio dalla Seconda Corte di Assise di Appello di Roma; quel verdetto – il terzo in appello – aveva già ridotto di cinque mesi la pena rispetto al cosiddetto "Appello bis", che si era chiuso con una condanna a 11 anni e 4 mesi. Va ricordato, come emerso durante le udienze, che il ricorso è stato giudicato inammissibile limitatamente alla durata della reclusione, mentre i giudici hanno disposto l’annullamento con rinvio esclusivamente sul punto relativo all’aggravante, circoscrivendo la questione ai soli profili civili.
Le posizioni dei due imputati e lo scenario definitivo
Con questo pronunciamento, che segue di alcuni mesi la sentenza della stessa Cassazione la quale aveva già dichiarato irrevocabile la responsabilità penale di Hjorth (ordinando un nuovo processo solo sul trattamento sanzionatorio), la posizione del giovane americano diventa dunque stabile per quanto riguarda la detenzione. Una situazione giuridica, la sua, che risulta ora allineata a quella del connazionale e coimputato, Finnegan Lee Elder, il cui ruolo è stato giudicato diversamente dalla magistratura. A Elder, riconosciuto come autore materiale dell’accoltellamento mortale ai danni del carabiniere, era già stata inflitta una pena più alta – 15 anni e 2 mesi – diventata definitiva in precedenza. Hjorth, che si trovava ai domiciliari con braccialetto elettronico presso l’abitazione della nonna a Fregene, dovrà quindi scontare la pena detentiva rimasta, segnando la chiusura di uno dei capitoli più dibattuti della cronaca giudiziaria capitolina.




