Gaza, oltre cento vittime in 24 ore: l’offensiva israeliana non accenna a fermarsi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nelle ultime ventiquattr’ore, secondo i dati forniti dal ministero della Salute palestinese, i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza hanno causato altri 103 morti e 219 feriti. Molti dei corpi, tuttavia, restano sepolti sotto le macerie o abbandonati nelle strade, dove i soccorsi non riescono ad arrivare a causa degli incessanti raid. Dal 7 ottobre 2023, l’inizio dell’escalation, il bilancio complessivo ha superato i 56.259 morti e i 132.458 feriti, mentre solo dal 18 marzo scorso le vittime accertate sono 5.936, con 20.417 persone rimaste lesionate in modo più o meno grave.

Tra gli episodi più drammatici delle ultime ore, un pesante attacco aereo ha colpito il mercato del campo profughi di Nuseirat, al centro della Striscia, lasciando l’ospedale Al-Awda in condizioni critiche: la struttura, già al collasso, non è più in grado di fornire nemmeno i primi soccorsi. A complicare ulteriormente la situazione, Israele ha chiuso i valichi di frontiera a nord, interrompendo quella che era la via più diretta per l’ingresso degli aiuti umanitari. Una mossa che, secondo diverse organizzazioni internazionali, rischia di aggravare la già disperata crisi alimentare e sanitaria.

La posizione del governo israeliano, del resto, non lascia spazio a dubbi. Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale ed esponente di spicco dell’ultradestra sionista, ha definito «una vergogna» gli aiuti attualmente destinati a Gaza, sostenendo che «ciò di cui c’è bisogno non è una sospensione temporanea, ma totale». Ben Gvir, che ha accusato Hamas di saccheggiare i rifornimenti e di controllare la distribuzione del cibo, ha aggiunto senza mezzi termini che «fermare gli aiuti ci porterà rapidamente alla vittoria».

Intanto, dalla parte opposta, continuano a circolare video che mostrerebbero miliziani armati a bordo dei camion carichi di beni di prima necessità, mentre civili in fila vengono controllati da uomini in uniforme. La Gaza Humanitarian Foundation, organizzazione americana che dovrebbe gestire la distribuzione degli aiuti, ha denunciato l’impossibilità di operare nel nord della Striscia, dove la carestia si fa sempre più drammatica.

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